Racconti iracheni

Dopo un viaggio infinito, iniziato con un volo dalle isole Canarie, dove ero con i miei genitori per un progetto di lavoro, una brevissima pausa di mezza giornata a Roma, una manciata di ore notturne all’aeroporto di Istanbul, sono arrivata a Baghdad stanca morta all’alba di un giorno d’inverno di fine gennaio. Dopo alcune questioni amministrative, ho preso l’aereo che mi ha portato verso la mia nuova casa: Erbil, nel Kurdistan iracheno.

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Non è la prima volta che vengo in questa regione dell’Iraq. Ero stata qui in passato e già a quel tempo avevo avuto una buona impressione, nonostante il caldo sfiancante dell’estate torrida, dove la temperatura arriva a cinquanta gradi. Quella volta però avevo trovato Erbil un po’ noiosa e invece mi sono dovuta ricredere.

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Erbil

Nonostante tutte le difficoltà che questa regione ha dovuto affrontare negli ultimi anni, tra cui la sanguinosa guerra per la liberazione di Mosul e dei territori conquistati dallo Stato Islamico, in Kurdistan c’è un’atmosfera accogliente ed Erbil si sta rivelando una casa perfetta. Ho trovato un appartamento confortevole e, nonostante stia annegando in un mare di sconfortante burocrazia, sia per lavoro che per questioni personali, sono circondata ogni giorno da persone dalle storie incredibili, da tradizioni locali nuove e diverse da tutto quello che ho vissuto fino ad ora e non potrei essere più grata.

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Dohuk

Ovviamente ci sono restrizioni a livello di sicurezza per quanto riguarda luoghi e mezzi di trasporto, ma generalmente a Erbil la qualità della vita è molto alta rispetto al resto dell’Iraq. L’unico vero problema al momento resta la chiusura dell’aeroporto per i voli internazionali. Da quando il Kurdistan ha votato per l’indipendenza, il governo centrale ha preso una serie di misure punitive, tra cui la chiusura dell’aeroporto di Erbil, che ora è funzionante solo per voli interni verso Baghdad e Bassora. E passare da Baghdad non è proprio il massimo, dato che spesso lo si deve fare a orari improbabili con annessa lunga permanenza (nel mio caso già due volte di notte) nel non-proprio-super-confortevole aeroporto della capitale irachena. L’aeroporto di Erbil, che invece aveva decine di voli diretti in Medio Oriente ed Europa, è ormai chiuso da sei mesi e per il momento non ci sono novità su quando riaprirà.

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Il fiume Tigri, Baghdad

Sono stata in missione a Baghdad ed è stata una settimana dalle mille sensazioni contrastanti: l’inquietudine di attraversare una città martoriata dalla guerra e dagli attacchi terroristici perpetrati da varie milizie (negli ultimi due mesi sono morte circa 300 persone solo a Baghdad a causa di attacchi); l’euforia del lavoro, dei colleghi e dei nuovi progetti; e decisamente l’ammirazione e la commozione verso un popolo che, nonostante le difficoltà degli ultimi decenni, ha la forza e il coraggio di andare avanti e dare il meglio.

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Baghdad

Il lavoro è molto interessante. Purtroppo non posso entrare nei dettagli per ragioni di privacy, ma in generale mi occupo della risposta regionale alla crisi siriana e gestisco un progetto di sostegno alle donne yazide fuggite dall’ISIS. Sono costantemente sul campo, soprattutto nei governorati di Dohuk e Sulaymaniyah, ma anche a Baghdad e nei campi di rifugiati siriani attorno ad Erbil. E’ un lavoro stancante e appassionante allo stesso tempo e ogni giorno, quando torno da una missione o a casa la sera dopo l’ufficio, mi sento appagata e so di aver fatto la scelta giusta.

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5 risposte a "Racconti iracheni"

  1. Che esperienza incredibile, Ale. È sempre interessante leggere i tuoi resoconti, ci permetti di avere una visione nuova su Paesi con cui è molto difficile entrare in contatto e capire da qui. Grazie!

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  2. Bellissimo leggerti e vedere le foto, viaggiare un po’ con te.
    Ho un’amica ad Erbil, come te… il mondo è veramente piccolo, pur rimanendo straordinariamente grande.

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  3. Ti ammiro… io non viaggio mai, se non con la mente, mi ppiacciono le cose che ho intorno e sono felice così. Vedo il mondo di rimbalzo, con i tuoi occhi, e con quelli di chi ama viaggiare come te.

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