Cronache da Amman – Capitolo X e XI

OTTOBRE E NOVEMBRE

In questo periodo sono stata pigra e non sono riuscita ad aggiornare il blog mensilmente. Sono stata volutamente pigra: stanca di fare trecentomila cose tutte insieme, in questi due mesi mi sono concessa un po’ di sana nullafacenza. Ho preso una piccola pausa dal corso privato (e pesantissimo) di arabo, ho rallentato con gli eventi mondani e ho pensato a me stessa. Ho fatto tantissimo yoga e sport, mi sono dedicata alle persone importanti e mi sono goduta i miei luoghi del cuore.

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Madaba

L’unica cosa degna di nota di questo periodo è che ho conosciuto PIF! Era qui per un evento organizzato dall’Ambasciata Italiana e sono riuscita a farci una breve chiacchierata: un tipo interessante e soprattutto semplice e genuino come appare in tv. Mi ha fatto una splendida impressione (e il suo ultimo film è geniale).

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PIF in Giordania

Per il resto, le solite cose: sono stata quasi sempre in città, se non per un paio di visite a Madaba e al birrificio della Carakale, di cui vi parlavo nello scorso post, dove con un gruppo di amici ci siamo regalati una giornata di sole, ammirando le colline, grigliando carne e bevendo buona birra. Ho anche passato due giorni sul Mar Morto, per lo staff retreat annuale del mio ufficio. Ero convinta di annoiarmi e invece ho legato molto con alcuni colleghi e ho avuto modo di conoscerne altri con cui non avevo mai parlato durante questo lungo anno, essendo l’ufficio grande e dispersivo. Mi succede sempre così: quando manca poco alla fine del contratto, mi lascio andare, faccio amicizia con tutti e poi ci rimango male, pensando a tutte le occasioni perse di creare rapporti profondi nei mesi precedenti. Anche se in realtà credo di farlo un po’ di proposito. Quando si è proiettati verso una nuova meta e non ci sono più impegni di lavoro importanti, meeting e scadenze all’orizzonte, cadono tutti i muri formali e ci si abbandona a qualche momento di sane risate e rivelazioni profonde su noi stessi, che qualche mese prima sarebbero state del tutto inappropriate.

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Staff retreat

Si avvicina il momento di lasciare Amman e mai mi sono sentita così confusa. Da un lato non vorrei partire; non vorrei mai lasciare la mia casa meravigliosa, a cui tanto sono affezionata e che tanto ha significato per me, essendo stato il primo vero appartamento decente che mi sono potuta permettere interamente da sola. Non vorrei lasciare gli amici di qui, che sono stati una colonna portante in questo anno di cambiamenti, né lasciare la mia seconda famiglia, i miei proprietari di casa, per cui sono quasi una figlia e che ci sono stati per ogni vittoria e sconfitta, coccolandomi con leccornie locali e cocktail di vodka e succo fresco di melograno direttamente dalla loro fattoria (sono giordani cristiani – per precisare la questione alcool).  Allo stesso tempo, sento che è giunta l’ora di cambiare, di crescere. Amman è ormai una casa comoda e facile. Anche se fino a poco tempo fa ero convinta fermamente di rimanere, cercare lavoro qui e continuare questa bella vita che mi sono costruita, nell’ultimo periodo ho cambiato idea. Sicuramente tornerò e non escludo di stabilirmi di nuovo qui per un periodo lungo (infatti sto tenendo la casa, in cui lascio in mani sicure i miei due preziosissimi gatti giramondo, che recupererò quando sarò a conoscenza della mia prossima meta stabile). Nel frattempo mi piacerebbe tanto fare quello che tutti da sempre dicono di voler fare: cercare se stessi (anche se non so bene come).

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Mar Morto

Sto aspettando il risultato di un paio di colloqui di lavoro (per i quali conterei comunque di iniziare tra un bel pezzo, viste le tempistiche interminabili di questo settore), ma essendo posizioni molto competititive, non ho la certezza né forse la speranza di ottenerne nessuna. E la realtà è che va bene così. Devo capire cosa voglio davvero dalla vita e ho bisogno di un po’ di pace (e i posti per cui sto aspettando le risposte non sono proprio luoghi “pacifici”). Quest’anno in Giordania, invece di chiarirmi le idee, non ha fatto che confondermi ancora di più. So di voler rimanere in Medio Oriente e so di voler continuare a investire sull’arabo, ma allo stesso tempo sento il bisogno di scappare lontano. Il Medio Oriente è una regione che divora le energie di chi ci vive. Ci si innamora di queste terre, ci si radica qui, perché da umani tormentati siamo propensi a seguire i tormenti del mondo. Allo stesso tempo, questi tormenti ci consumano e scappare e cercare se stessi altrove a volte diventa necessario.

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Amman, tramonto dal mio appartamento

Perciò mi godo il mio ultimo periodo in Giordania e cosa ne sarà di me nei prossimi mesi resta un mistero. L’unica certezza è che ci saranno viaggi e nuovi luoghi del cuore da aggiungere alla lista. Ho già una marea di mete in programma (anche se io cambio idea centomila volte al giorno, quindi i piani cambieranno senz’altro). Dopo una capatina al Cairo, dove il mio cuore è testardamente prigioniero, il primo vero viaggio scacciapensieri sarà a fine dicembre, in Senegal e Gambia, e non sto davvero nella pelle.

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Madaba

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Per leggere “Cronache da Amman – Capitolo IX”, clicca qui

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