Cronache da Amman – Capitolo IX

SETTEMBRE

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Amman

Settembre è in assoluto il mio mese preferito; soprattutto qui in Giordania, dove il clima è perfetto. Di giorno c’è un bel sole caldo, ma non soffocante, e di sera arriva una brezza fresca. Le giornate sono ancora lunghe e il nord ricomincia piano piano a inverdirsi.

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Amman

La mia vita in Medio Oriente continua tranquilla e quieta. Sono particolarmente pigra nei weekend in questo periodo, per cui tendo a rimanere in città. Mi sveglio con calma, vado a yoga o faccio sport, passo dal fruttivendolo dietro casa, passeggio per la città vecchia e la sera esco con gli amici. Amman sembra sempre più un piccolo paese. Nel mio quartiere tutti si conoscono. Non serve organizzarsi; basta uscire di casa per incontrare qualcuno nei soliti posti, con cui prendere un caffè, fumare shisha e fare due chiacchiere.

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Amman

Settembre è stato un mese pesante per il lavoro, perché è il mese più importante per la stesura del piano nazionale giordano alla crisi siriana. Ogni agenzia delle Nazioni Unite, associazione, o organizzazione non governativa che si occupi di crisi siriana deve contribuire alla stesura. Il lavoro che lo precede è impegnativo, ma la fase della progettazione vera e propria è quella più stancante. Siamo stati tutti riuniti per un workshop di tre giorni sul Mar Morto, dove abbiamo lavorato senza sosta. Anche per questo motivo, mi sono talmente stancata che nel weekend preferisco non spostarmi troppo e godermi gli eventi di Amman.

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Fuheis

L’unica attività nella natura di settembre è stata fare volontariato con degli amici, in una piccola fattoria nella cittadina di Fuheis, a nord di Amman. Abbiamo picconato, zappato e spostato pietre per scavare canali che conservino l’acqua durante l’inverno (io non ho resistito tanto a dire la verità; sono una schiappa). La Giordania ha problemi di siccità, desertificazione e perdita di biodiversità e a pagarne le conseguenze sono le piccole fattorie/imprese agricole locali. La lunga giornata di lavoro, alternata a passeggiate nel verde e sessioni di yoga all’ombra di un grande albero, si è conclusa con una lunga serie di fresche birre alla spina nel fantastico birrificio della Karakale, la birra locale. Se siete in zona, consiglio caldamente una visita a questa brewery. Si trova non lontano dal centro di Fuheis. Potrete bere birra a volontà (buonissima) e portare carne da casa da grigliare all’esterno, con vista sulle colline del nord.

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A inizio giornata di lavoro

Fuheis è un paese storicamente cristiano, immerso in una rigogliosa vegetazione. Il centro è carino, con chiese e ristoranti, ma la cosa che spicca di più è la quantità di negozi di alcool (veramente uno ogni 30 metri). I paesi cristiani in Medio Oriente sono estremamente affascinanti. Restano più familiari, per via di chiese, bar e macellerie di maiale, ma allo stesso tempo hanno quello charme arabo e un po’ esotico. In Giordania i cristiani sono presenti dal primo secolo dopo Cristo e ci sono chiese antichissime in varie zone del paese. Oggi rappresentano circa il 4% della popolazione tra ortodossi greci, siriaci e armeni, cattolici romani e maroniti, anglicani e copti (negli anni 20 del 900 erano circa il 20%). Alcuni sono arrivati di recente da Mosul, dopo la presa dell’ISIS. In Giordania trovano un rifugio sicuro, anche se la maggior parte dei cristiani con cui ho parlato sogna comunque di spostarsi in un paese a maggioranza cristiana. Ho incontrato un rifugiato di Mosul nella città vecchia, che mi ha raccontato di essere fuggito di recente dall’Iraq, per paura di essere giustiziato in quanto cristiano. In Iraq era un veterinario specializzato e aveva una piccola clinica, che è stata data alle fiamme dall’ISIS. Mi ha detto di ritenersi fortunato, perché comunque ora ha un lavoro come cassiere nel negozio in cui mi trovavo. Mi ha spezzato il cuore. La speranza è che ora, dopo la liberazione di Mosul, molti riescano a tornare a casa e a ricostruire quello che hanno perso.

Continuo a non sapere cosa ne sarà di me dopo Natale. Sto valutando tante alternative, in varie zone del mondo, ma in realtà mi piacerebbe rimanere in Medio Oriente per qualche anno. Sono anche indecisa perché sento di voler iniziare subito a gennaio con un nuovo lavoro, ma allo stesso tempo sogno di prendermi del tempo per pensare, viaggiare e capire cosa voglio dalla vita. Per limitare i danni dell’incertezza, ho iniziato con costanza un corso online di meditazione (l’app si chiama Head Space) e devo dire che sta dando risultati miracolosi. Avevo fatto altri corsi di meditazione in passato, ma mai con perseveranza e ho capito che la chiave per la meditazione non è la durata, ma la quotidianità. Ora medito ogni sera prima di andare a letto. Sono molto più serena, meno critica e meno arrabbiata col mondo.

Inshallah ottobre porterà con sé consigli e riposte.

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Per leggere “Cronache da Amman – Capitolo VIII”, clicca qui

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