Cronache da Amman – Capitolo VIII

AGOSTO

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Amman

La cosa strana di questo agosto è che non mi è sembrato agosto. Qui l’estate è un periodo non ben identificato che inizia a maggio e termina ad ottobre. Ho lavorato per tutto il mese e la routine è stata sempre la stessa. Devo ammettere che mi sono un po’ annoiata. Questo mese non sono mai andata sul campo, perché sono bloccata in ufficio a lavorare su un progetto importante da finire entro ottobre. I giorni mi sono sembrati interminabili. Andare sul campo è in assoluto la parte più bella del mio lavoro: parlare con la gente, respirare l’aria pulita del nord, lontano dallo smog soffocante di Amman e toccare con mano i frutti del proprio impegno.

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Knafeh, che mangiamo costantemente in ufficio (ogni piccola porzione: 500 calorie)

Questo mese sono tornata a Petra, che è bella come non mai. Pensavo non mi sarebbe piaciuta ad agosto, per il caldo e la calca; invece una meraviglia. Non c’erano praticamente turisti e sembrava che Petra fosse lì apposta per me. Solo un gran silenzio, a cui non sono più abituata, vivendo in questa città trafficata e urlante; un silenzio che oggi mi sembra un lusso esclusivo (purtroppo sono finiti da un pezzo i bei tempi in motorino in Laos per strade deserte, nella natura, lungo il Mekong).

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Sono diventata insofferente. Me lo dicono tutti. Questo mese sono venuti a trovarmi due amici dall’Italia ed entrambi mi hanno detto che sono troppo nervosa. Non so che farci. Sono diventata insofferente all’inefficienza, ai tentativi dei tassisti di imbrogliarmi, alle urla per strada per il solo fatto di essere donna. Invece di ignorare i problemi della quotidianità e vivere serena, mi faccio continuamente paladina della giustizia. Perciò se c’è qualcosa che non quadra, invece di lasciar correre, sono pronta a contestare fino allo sfinimento. Di fronte all’harrassment, invece di far finta di non sentire e continuare a camminare, alterno urla in arabo “Shu biddak?” (“Che vuoi?”) e in italiano e sproloqui sui diritti della donna (pure con i marciapiedi). La realtà è che non c’è soluzione. Un tassista me l’ha anche detto: “È inutile che ti stressi, facci l’abitudine o ti viene l’infarto”. Ha ragione e considerato che voglio rimanere in Medio Oriente per un bel po’, devo sicuramente prendere le cose con filosofia. Amman in compenso ha sempre qualche evento o nuovo posto per tirarmi su il morale.

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Shisha tofa7teen (doppia-mela, il 7 si legge “h”), di cui ormai sono dipendente

Ultimamente sono anche nervosa perché, come ogni volta, quando inesorabilmente arriva quel periodo che-ne-sarà-di-me prima della fine di un contratto di lavoro, io lo affronto piuttosto come se fosse la fine del mondo. Provo ad essere saggia e per tranquillizzarmi ogni tanto rileggo quel pezzo che scrissi lo scorso novembre, sulla vita, che si aggiusta da sola. A volte ci riesco, a volte no. Che poi l’ironia è che da un lato, vorrei prendermi qualche mese di pausa per capire quale sia il mio prossimo passo, senza gettarmi in scelte poco oculate e decisioni affrettate, dall’altro mancano quasi quattro mesi alla fine del mio contratto, quindi è un po’ presto per farsi venire l’ansia di vivere. Che ci devo fare, sono fatta così.

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Aqaba

La realtà è che a volte mi sento sola, soprattutto quando sono un po’ triste. I miei cari sono sparsi nei quattro angoli della Terra (la mia famiglia lo è letteralmente; ci troviamo ognuno in un continente diverso). Gli amici importanti sono altrettanto lontani e quando ho bisogno di qualcosa, posso contare veramente solo su me stessa. Non che mi sia venuto alcun dubbio sulla vita che mi sono scelta e che ho intenzione di fare ancora per molto molto tempo. Tuttavia non è sempre facile: le relazioni sentimentali diventano di volta in volta più difficili e la stabilità si trasforma in un miraggio -e un incubo, allo stesso tempo. Ci si abitua ad un’adrenalina costante, a momenti mozzafiato, ad incontri assurdi e quando abbiamo momenti giù e l’eccitazione passa, la vita quotidiana ci lascia insoddisfatti e un po’ arrabbiati, non si sa bene con chi.

Non mi sento negativa però. So che sto attraversando una fase di cambiamento e sono pronta al futuro. Il 2017 è stato un anno molto difficile, ma so che sto andando nella direzione giusta. Il Medio Oriente è capace di darmi emozioni forti, belle e struggenti allo stesso tempo, come nessun luogo mai. Sono esattamente dove devo essere e non potrei esserne più certa.

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Mar Morto
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Mar Morto

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Per leggere “Cronache da Amman – Capitolo VII”, clicca qui

6 thoughts on “Cronache da Amman – Capitolo VIII

  1. L’ho letto solo ora. Amica mia, gia’ sai…sei una forza della natura!! E io adoro leggerti! E siccome mi sento, per motivi diversi, un po’ sola anche io in questo periodo di “caduta delle foglie” (almeno qui) che e’ l’autunno, vado a rileggermi “la vita si aggiusta da sola” anche io. Love u!

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