Cronache da Amman – Capitolo VII

LUGLIO

IMG_2926 (1).JPGMi mancano i temporali. Sono in ufficio e di sottofondo ascolto un video di youtube che si chiama “temporale e pioggia”. Il rumore della pioggia mi rilassa. Vorrei tanto il freddo e l’inverno, ma non il freddo e l’inverno in Medio Oriente, dove in casa ci sono gli spifferi, mancano i riscaldamenti e si congela. Vorrei l’inverno europeo, il camino e le coperte. Il senso di protezione che si prova a stare in casa quando fuori diluvia.

Per ora mi devo accontentare di youtube.

Luglio è terminato e qui si muore di caldo. Cioè si muore di caldo, ma si muore anche di freddo, perché ovviamente nel mio ufficio (e in tutti i luoghi pubblici giordani) c’è la passione inarrestabile dell’aria condizionata. Vige la regola di un terzo: se fuori ci sono 45 gradi, dentro ce ne devono essere 15. Io continuo saggiamente a impostare il termostato a 25, sostenendo che lo sbalzo di 20 gradi potrebbe anche bastare per sentirci più freschi. Ma niente, appena mi giro un attimo, magicamente torna il gelo. Alla fine ci ho rinunciato. Ho portato una giacca e una sciarpa in ufficio per non farmi venire la polmonite e lavoro imbacuccata manco fosse Natale.

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Amman

Effettivamente fuori fa un gran caldo. Poi io sono talmente masochista che, pur di camminare, dopo l’ufficio torno a casa a piedi. Ci metto 45 minuti, in salita. Passo attraverso strade trafficate, smog e puzza. Subisco centinaia di urla e clacson: la norma, in un paese dove le persone non fanno venti metri a piedi nemmeno sotto tortura e dunque voler camminare viene percepito come qualcosa di alieno. Arrivo a casa sudata e incavolata, ma almeno sono soddisfatta dell’impresa.  E per fortuna la sera c’è sempre una fresca brezza che mi regala sonni felici.

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Amman

Comunque Amman d’estate è stupenda. La sera, proprio grazie allo sbalzo di temperatura (la città si trova a circa 1000 metri sul livello del mare) arriva questo bel venticello fresco che convince tutti ad uscire e festeggiare fino a tardi. Si fuma shisha alla mela su tavolini all’aperto, o si va ad uno dei tantissimi eventi estivi, tutti rigorosamente all’aria aperta: film festival gratuiti (che di solito sono regionali; abbiamo avuto il festival siriano, tunisino, turco e ora siamo a quello yemenita), concerti o aperitivi vari. Proprio un paio di settimane fa, ho assistito ad un concerto di un gruppo palestinese/portoghese (i “Terez Sliman & Sophia Portugal”) durante il Balad Music Festival, all’interno di uno degli antichi teatri romani di Amman.

La situazione politica è stata un po’ tesa in questo mese. Ci sono stati diversi incidenti a Gerusalemme, che inevitabilmente si ripercuotono sulla Giordania (un paese la cui popolazione è principalmente palestinese) e un ulteriore incidente qui ha portato alla chiusura dell’ambasciata israeliana, la quale per ora resterà chiusa, anche se le proteste sono terminate e le cose sembrano tornate alla normalità.

A luglio ho attraversato un nuovo wadi. Come vi raccontavo il mese scorso parlando di Wadi Hasa, una delle attività più belle da fare in Giordania è quella di attraversare i wadi. Questo mese sono andata per la prima volta a Wadi Hidan. Purtroppo non ho potuto fare foto, perché non avevo una borsa impermeabile e il wadi si attraversa quasi interamente con l’acqua fino alla vita. Wadi Hidan è una vera lussuria ora, con le sue piscine naturali dove nuotare e rifrescarsi in questo mese infuocato. È un wadi che consiglio a tutti di fare se siete qui nella stagione giusta (resta aperto solo per un mese e mezzo l’anno). Ci sono scivoli naturali, una vegetazione rigogliosa ed è veramente uno dei modi migliori per fuggire dalla città.

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Wadi Hidan, ©germanyjor10.wordpress.com

In generale luglio è stato un mese pesante e anche un po’ noioso. La mia capa è stata definitivamente trasferita in Siria e io ho un carico di lavoro enorme tutto sulle mie spalle. Sono un po’ malinconica. Mi trovo in questo momento della vita in cui non ho nessuna certezza, né lavorativa, né sentimentale. Non so nemmeno che direzione voglio prendere nei prossimi mesi, alla fine di questo contratto. Da un lato penso che vorrei restare qui, dall’altro la mia voglia irrefrenabile di cambiamento mi indirizza verso nuove mete, verso l’Iraq, il Libano o chissà. Ascolto i racconti dei miei colleghi che lavorano a Damasco e vengono in missione ad Amman: l’intensità degli eventi, la sensazione di trovarsi all’interno di un libro di storia, la bellezza della città che resiste nonostante la guerra, il dinamismo di un popolo che non si arrende. Le loro esperienze mi fanno venire una gran voglia di partire ancora e ancora. Non so che ne sarà di me, ma continuo a credere nel destino e aspetto paziente di scoprire cosa succederà. Per ora mi godo la tranquillità estiva in Giordania, sperando che l’autunno porti con sé le risposte che cerco.

 

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Per leggere “Cronache da Amman – Capitolo VI”, clicca qui

 

4 thoughts on “Cronache da Amman – Capitolo VII

  1. “Mi trovo in questo momento della vita in cui non ho nessuna certezza, né lavorativa, né sentimentale.”

    Ho sempre pensato che l’irrequietezza forgi lo spirito, non necessariamente la difficoltà nel trovare la propria strada è un male, di sicuro non è una condanna, perciò let if flow… 🙂

    Liked by 1 persona

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