Cronache da Amman – Capitolo V

MAGGIO

Maggio è stato un mese interessante: a tratti sono stata catapultata in un racconto de Le mille e una notte, a tratti in una scena di Trainspotting (purtroppo ora non posso dire di più per motivi “burocratici”, ma poi vi racconterò la saga delirante della mia vita privata in Medio Oriente). Soprattutto, la cosa che ho imparato questo mese (a mie spese, purtroppo) è che non si può volere tutto e subito. Bisogna dare tempo al tempo, accontentarsi di ciò che si ha. Ancora una volta ho cercato, involontariamente, di forzare gli eventi. Gli eventi non vogliono essere forzati, devono fare il loro corso naturale. E allora maggio mi ha insegnato che devo imparare ad aspettare e mi ha fatto capire che la mia mente deve essere necessariamente dove si trova il mio corpo. Quindi basta volare al Cairo o a Beirut col pensiero. Il mio corpo si trova ad Amman e la mia mente è qui che deve stare. Aprile ha cercato di spiegarmelo con le buone, senza successo. Maggio mi ha dato una bella botta sui denti e penso di aver imparato la lezione.

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Amman

È iniziato il ramadan. È un mese complicato, quello del ramadan. La gente, arrabbiata, assonnata, disidratata e in ipoglicemia, quando arrivano le 18 e mancano circa due ore alla rottura del digiuno (il cosiddetto iftar) inizia seriamente a sbarellare. L’altro giorno ho assistito ad un incidente (gli incidenti ovviamente si moltiplicano vertiginosamente durante il ramadan per via del calo di zuccheri e delle botte di sonno). Un uomo ha investito una povera ragazza giapponese davanti alla mia scuola di arabo. L’ha presa in pieno. Questa poverella ha fatto un salto di due metri e gli ha spaccato il parabrezza con la testa. Io e una folla siamo corsi a soccorrerla e lei, per fortuna cosciente, con la tipica riverenza asiatica continuava a dire: “I am fine, I am fine”. Aveva il viso completamente coperto di sangue, quindi tanto fine non doveva stare. Lui l’ha caricata in macchina ed è sgommato via (presumibilmente in ospedale), con una bambina sul sedile posteriore totalmente traumatizzata, lasciandoci tutti a bocca aperta e incapaci di dire una parola. Questa è una delle tante scene, assieme a risse e svenimenti, a cui assistiamo quotidianamente in questo mese di caldo e digiuno.

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Amman

Il ramadan però ha anche i suoi lati positivi. C’è un’atmosfera veramente unica. Di giorno si è immersi in una calma totalizzante, a cui non siamo abituati. I momenti più belli sono quelli appena prima e durante l’iftar, quando appunto si “rompe il digiuno” dopo circa sedici ore senza né cibo, né acqua. Nell’ora che precede questo momento si assiste ad un delirio collettivo. Gente che corre, visi affannati, taxi che non ti caricano nemmeno se sei disposto a pagare dieci volte il prezzo di una corsa normale. Tutti corrono a casa a raggiungere amici e parenti per celebrare insieme la fine della sofferenza giornaliera. Dal canto del muezzin in poi, alle 19.45 circa, per strada non si vede anima viva, un silenzio sacro regna sovrano ed è una sensazione meravigliosa (pare che in città ancora più caotiche e assordanti, come il Cairo, camminare per le strade vuote sia un’esperienza quasi metafisica). Alla fine dell’iftar, l’intera città si riempie di folla, ogni singola via di Amman è in festa. Si ride, si balla e si scherza fino a notte fonda: un ritmo che non cambia mai, per un mese intero (e poi la mattina di nuovo tutti in ufficio, completamente rimbambiti, in attesa del successivo iftar).

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Amman

In ufficio posso mangiare. La maggior parte dello staff sta digiunando, ma sono tutti molto aperti e non ci sono problemi quando stranieri o cristiani locali pranzano, purché lo facciano con discrezione. Per strada, o quando sono sul campo invece, è caldamente sconsigliato farsi vedere intenti ad addentare un falafel o bere dell’acqua. Che poi i falafel, o qualasiasi altra cosa, comunque non li troverei. Bar e ristoranti sono chiusi fino a sera (solo i supermercati restano aperti). La settimana scorsa ero sul campo e per poco svenivo per il caldo e la mancanza d’acqua. Poi mi sono seduta e una bella mamma siriana ha iniziato a farmi le trecce ai capelli e tutto è andato subito meglio.

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Durante il ramadan il lavoro cala drasticamente e gli orari sono molto flessibili. Questo mi ha permesso di iscrivermi ad un nuovo corso intensivo di arabo che frequento ogni giorno, per tre ore, per tutto il mese. Sto migliorando, ma è ancora dura. L’arabo è una lingua estremamente difficile, soprattutto se la si impara da adulti, ma faccio qualche piccolo progresso. Sto studiando il dialetto levantino parlato in Libano, Siria, Giordania e Palestina. Se volessi andare in Egitto, o nei paesi del Golfo, dovrei quasi ricominciare da capo, il che non è proprio un incentivo, ma ho deciso comunque di continuare ad investirci.

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Mi sono di nuovo concessa alcune giornate sul Mar Morto e un weekend a Wadi Rum (che sarà l’ultimo della stagione, almeno fino ad ottobre, visto che il caldo comincia ad essere insopportabile a sud).

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Conclusioni di questo mese: sono decisamente più paziente di prima. Grazie maggio! Mi sto ancora medicando la faccia dallo schiaffone che mi hai dato, ma nonostante tutto ti devo essere grata. Mi hai aperto gli occhi a forza su un sacco di cose che proprio non volevo vedere.

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Barcollo ma non mollo

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Per leggere “Cronache da Amman – Capitolo IV”, clicca qui

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