Cronache da Amman – Capitolo I

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GENNAIO

E’ venerdì ed è uno di quei pochi giorni dell’anno in cui ad Amman piove. Quando qui piove, o addirittura nevica (raramente, ma succede), la città va in tilt totale. Ad ogni modo oggi sono a casa -la settimana lavorativa va dalla domenica al giovedì- mi riposo e allora approfitto per scrivere.

Tornare ad Amman è bellissimo. Non ci sono veramente altre parole per descrivere come mi sento. Che poi è strano, per me, assettata di luoghi sconosciuti essere così felice nel tornare indietro. Però è anche vero che questa è la prima volta che mi succede. Ho cambiato tante case negli ultimi dieci anni (Roma, Wellington, Milano, Parigi, Ginevra, Lima, Bruxelles, Amman, Vientiane e Tolosa, per essere precisi) ma mai ero tornata in un luogo che era già stato casa mia. Ero un po’ scettica e negativa, prima di partire, sulla sensazione che avrei provato nel tornare qui “stabilmente”, ma in questi tre anni via io sono cambiata tantissimo e rivivere con occhi nuovi quel che si conosce già, si sta rivelando meglio di quanto avrei mai potuto immaginare. 

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21 gennaio 2017. Oggi finalmente sono andata in uno dei miei posti preferiti, l’hammam Al Pasha, uno dei più bei e antichi bagni turchi di Amman. Ovviamente non ho potuto fare foto all’interno, dato che la maggior parte delle donne erano musulmane e senza vestiti. Adoro questo posto non solo perché qui mi posso concedere trattamenti di bellezza unici, ma anche perché andarci è ogni volta un’esperienza culturale meravigliosa.  Il vero hammam è completamente diverso dalle SPA moderne (anche le SPA mi piacciono, sia qui che in Europa, ma non si può davvero fare il paragone). Si è in un vero hammam quando la maggior parte delle clienti è del luogo; non c’è la classica musica rilassante, ma al contrario, chiassose melodie arabe; ci si va non per cercare un momento di relax in silenzio, ma anzi si ride e si scherza a voce alta; e infine non esiste privacy, perché si viene lavate e massaggiate in una grande stanza con tutte le altre. Ciò che si cerca in questo luogo non è relax individuale, ma senso di comunità. E allora diventa subito chiara la frustrazione negli occhi delle altre quando non riesci a comunicare bene in arabo e raccontare “quando ti sposerai, inshallah”. Ma la frustrazione sparisce in un batter d’occhio, spazzata via dall’ennesima risata fragorosa. Nell’hammam si è tutte “habibti” (“amore”). Non conta se si è musulmane, cristiane, buddiste o altro. Gli uomini sono lasciati fuori e in questo luogo intimo si celebra solo l’essere donna. Concetti come razza, etnia, cultura non sono ammessi qui. Siamo solo donne, intente a goderci la vita insieme. Mi sarebbe tanto piaciuto essere a Washington oggi per prendere parte alla “Marcia delle Donne”, ma non potendo, questo è il regalo che mi sono fatta per ricordarmi quanto sia meraviglioso essere donna.

Ho trovato un appartamento grande e luminoso a jabal al weibdeh, uno dei miei quartieri preferiti. I proprietari di casa vivono due piani sotto di me e mi stanno trattando come una figlia. Mi invitano a pranzo per farmi provare tutte le leccornie mediorientali possibili, cercano di parlarmi in arabo piano piano per farmi esercitare, sono protettivi e sempre disponibili per qualsiasi cosa dovesse servirmi, notte e giorno. Sono arabi cristiani, parte di quel 3% degli ancora residenti in Giordania. Discutere con loro della diaspora dei cristiani da Iraq, Siria, Giordania e Libano è estremamente interessante. Sanno che provengo da una tradizione cattolica e credo che questo li renda più vicini, come se inconsciamente volessero proteggere un po’ anche me dalle cause della diaspora.

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jabal al weibdeh

Ho iniziato a costruire la mia piccola routine, anche se ricominciare da zero ogni volta è un po’ pesante. Però va bene, nonostante lo sforzo iniziale sia alto, riesco ad adattarmi molto velocemente e questa volta sono proprio positiva. Ho identificato i miei negozi preferiti, alcuni già familiari, dove comprare pane e frutta; ho ricominciato il corso di arabo e, con costanza e devozione, a praticare Iyengar yoga nella mia vecchia scuola, dove sono stata accolta dalla mia insegnante, che vedendomi arrivare mi ha sorriso e ha semplicemente detto: “Finalmente sei tornata”.

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Tornare bambini e imparare a scrivere

Lavoro in un ufficio delle Nazioni Unite prevalentemente locale. A parte la mia capa, che è una donna giapponese sorridente e competente, il mio team è composto esclusivamente da giordani. Mi sento totalmente immersa nella cultura locale. Il mio lavoro, per il momento, consisterà nell’andare costantemente sul campo e organizzare gruppi di discussione con i rifugiati siriani e con le comunità giordane rurali, nelle zone più affette dalla crisi. Purtroppo nei miei racconti non potrò entrare nel dettaglio sul contenuto del mio lavoro, per ragioni di privacy, ma ho intenzione di andare sul campo anche nel tempo libero, così potrò raccogliere storie da raccontare liberamente sul dramma che vivono i rifugiati siriani, che in Giordania pare abbiano raggiunto il milione e mezzo (non si riesce ad avere un numero preciso, perché molti non sono registrati).

Amman è cambiata radicalmente rispetto a tre anni fa, sia in senso negativo che positivo. Negli ultimi anni, la crisi in Medio Oriente si è deteriorata ulteriormente. La situazione in Siria e Yemen è devastante, in Iraq e Libano molto difficile e tra Israele e Palestina non ci sono miglioramenti. Per via di tale congiuntura storica e politica, Amman è oggi l’ultimo paradiso di pace della regione. Questo ha portato la stragrande maggioranza degli uffici delle Nazioni Unite e di varie organizzazioni non governative a trasferirsi qui, facendo di Amman la capitale umanitaria del Medio Oriente. Con l’aumentare esponenziale di personale e risorse, si sono moltiplicati gli eventi culturali, le conferenze, le visite di personalità importanti e sono spuntati nuovi locali e ristoranti come funghi. Allo stesso tempo però, il costo della vita è aumentato vertiginosamente e la situazione di sicurezza qui ad Amman, e in generale in Giordania, è molto peggiorata. Non vorrei essere fraintesa: è ancora di gran lunga più tranquillo stare qui che negli altri paesi della regione, ma solo nell’ultimo anno ci sono stati più attentati (o tentativi di attentato sventati) di quanti ce ne fossero stati negli ultimi dieci anni. Andare al confine con la Siria e l’Iraq, dove ad esempio facevo volontariato dopo il lavoro tre anni fa e che a quel tempo non rappresentava un problema, oggi è diventato molto pericoloso.

Sarà un anno intenso. Sono lontana dagli affetti e non è sempre semplice, ma mi sento positiva. E’ stata la scelta giusta.

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Vecchie amiche e nuovi incontri
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Dalla Francia ho portato solo l’essenziale: una valigia, la mia macchina fotografica e i miei due gatti viaggiatori

5 thoughts on “Cronache da Amman – Capitolo I

  1. Che meraviglia! Ho due care amiche ad Amman e leggerti mi fa sentire più vicina alla loro quotidianità, che per lo più ignoro. Deve essere un luogo molto bello. In un hammam come quello che hai descritto ci sono stata una volta, nel cuore di Bruxelles. Sembrava di essere davvero in un altro paese, è un’esperienza che ricordo con grande piacere.
    Buon proseguimento!

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