Myanmar, consigli di viaggio

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Mawlamyine

In questo nuovo post vorrei darvi qualche consiglio pratico per organizzare un viaggio Myanmar. In molti mi avete fatto notare che ho dedicato ben due post alla Birmania, l’apertura del mio blog e la questione dei Rohingya, ma non ho mai raccontato il mio itinerario di viaggio. La realtà è che io ero già perdutamente innamorata di questo paese molto prima di visitarlo, allora a volte disconnetto, mi concentro solo sui temi politici e quasi mi dimentico di esserci stata in viaggio. 

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Donna Kayan, lago Inle

Sono stata in Myanmar due anni fa a Natale. In quel momento vivevo in Laos e ho approfittato delle lunghe vacanze della delegazione europea per visitare il paese e passare un paio di settimane con il mio ragazzo, in arrivo dalla Francia. La nostra permanenza è stata di diciotto giorni.

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Provando un po’ di trucco tradizionale (polvere ricavata dal legno Thanakha) con delle simpatiche signore a Mawlamyine. Uomini, donne e bambini lo mettono sul viso e sul corpo per le sue proprietà schiarenti, repellenti contro gli insetti e protettive dai raggi solari, ma soprattutto come prodotto di bellezza.

Volo

Io ho preso un volo da Udon Thani, nella Thailandia centrale (da Vientiane ci si arriva in autobus), di Air Asia diretto a Yangon con scalo a Bangkok, per circa 100 euro a/r. Il mio ragazzo è partito da Parigi con China Southern Airlines, con un volo piuttosto caro, avendo optato per la Birmania solo un mese prima della partenza. Se pensate di viaggiare sotto Natale e se partite dall’Europa, vi consiglio caldamente di prendere il biglietto aereo con alcuni mesi di anticipo.

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Mandalay

Visto

Noi abbiamo fatto entrambi il visto in ambasciata, nel mio caso in Laos, perché la procedura di visto in aeroporto era appena stata attivata e non si capiva bene come funzionasse. Oggi si può richiedere il visto online da ritirare nei tre principali aeroporti http://evisa.moip.gov.mm/

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Spostamenti

Noi ci siamo mossi solamente via terra, principalmente in autobus, tranne per la tratta Bagan-Mandalay che invece abbiamo fatto in barca lungo il fiume Irrawaddy: un percorso bellissimo, nonostante le dodici ore di viaggio, soprattutto se andate controcorrente. Si parte da Bagan all’alba, lasciandosi alle spalle lo spettacolo dei templi, si costeggia una serie di piccoli villaggi locali e si arriva a Mandalay al tramonto, attraverso le colline e i templi arroccati di Sagaing. Consiglio caldamente di scegliere il fiume per questa tratta: non rimarrete delusi.

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In arrivo in barca, Sagaing

Gli autobus cosiddetti “VIP” sono ottimi e il prezzo è contenuto, ma vanno prenotati con largo anticipo; hanno coperte e cuscini e sono puliti e comodi. Noi siamo quasi sempre riusciti a trovare posto, tranne per il tragitto più lungo, dal lago Inle a Mawlamyine, con cambio a Bago (diciassette ore di viaggio, partendo di sera). In entrambi i casi: sedili duri, galline, bambini che vomitavano, ma soprattutto TV a tutto volume (che in Birmania è una specie di tradizione sacra). Anche se io pensavo di essere ormai corazzata, arrivando dal Laos, dove non esistono bus “VIP” e gli animali -vivi e morti- sono ordinari compagni di viaggio, non sono riuscita a chiudere occhio tutta la notte. Quindi il mio consiglio è quello di prenotare il biglietto dell’autobus non appena arrivati a destinazione, anche se dovessero mancare ancora diversi giorni alla tappa successiva.

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Prenotazioni

In generale ci tengo a sfatare il mito che in Myanmar non sia necessario prenotare. Forse, come raccontavo per l’Iran, era così dieci anni fa. Già nel 2014 le cose erano cambiate e oggi non possono che essere peggiorate. Bisogna assolutamente prenotare tutti gli spostamenti il più presto possibile e avere tutti gli hotel/guesthouse confermati prima di partire, soprattutto in alta stagione. Io avevo organizzato tutto, tranne a Mandalay, dove infatti ci siamo ritrovati a pagare una cifra assurda per una stanza tremenda (e per fortuna ne abbiamo trovata una, perché per un paio d’ore sembrava che avremmo alloggiato sotto un ponte).

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Mawlamyine

Itinerario e alloggio

myanmar.pngNoi viaggiavamo low-cost, quindi abbiamo cercato sistemazioni economiche, che sono anche paradossalmente le più difficili da trovare. Gli hotel in Myanmar sono molto costosi, ma se avete un budget elevato e cercate una stanza un po’ più “lussuosa”, avrete l’imbarazzo della scelta. Di seguito, per ogni tappa, riporto anche alcune guesthouse che vi consiglio, ma considerate che i miei giudizi sulle strutture e sul prezzo risalgono a due anni fa e in un paese dinamico come la Birmania di oggi, le cose potrebbero essere cambiate.

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Yangon

Yangon: appena arrivati, abbiamo passato un paio di notti a Yangon. A molti Yangon non piace, ma io la trovo una città molto interessante. Noi abbiamo alloggiato all’Ocean Pearl Inn, una piccola guesthouse, pulita ed economica. Al di là dei vari templi che vanno sicuramente visitati, tra cui il celebre Shwedagon, il bello di Yangon è girare per la città, osservare la vita dei locali, perdersi per i mercati e toccare con mano una società in rapido cambiamento.

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Bagan: da Yangon abbiamo raggiunto Bagan con un autobus notturno e abbiamo alloggiato alla May Kha Lar Guesthouse (economica, pulita e con un’ottima colazione), che si trova a Nyaung-u, il villaggio alle porte di Bagan antica. Sicuramente a Bagan la cosa più importante da fare è affittare una bicicletta e girare per gli innumerevoli templi, godendosi il tramonto da qualche punto panoramico.

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Templi di Bagan

Ma non è la sola: la cosa più bella che abbiamo fatto è stata una giornata in barca organizzata da un gruppo di locali e da un simpatico vecchietto americano che vive lì. L’escursione è aperta a tutto il villaggio, ma parte proprio dalla May Kha Lar Guesthouse, quindi per avere informazioni basta chiedere alla reception. Si parte in barca dopo pranzo, si visitano alcuni villaggi rurali e si conclude la giornata con una birra al tramonto lungo il fiume Irrawaddy.

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Tramonto sul fiume Irrawaddy

Mandalay: da Bagan siamo andati a Mandalay in barca. Siamo arrivati al tramonto e ci siamo ritrovati senza un posto in cui dormire. Abbiamo per fortuna trovato un hotel, brutto e costoso, di cui non ricordo il nome ma che non avrei consigliato a nessuno, quindi poco male. Anche nel caso di Mandalay, ci sono parecchie cose “turistiche” da vedere, tra cui il tempo di Shwenandaw Kyaung, quello di Shwe In Bin Kyaung e il monastero di Bargaya, la collina di Sagaing, per concludere con un tramonto sul ponte di Amarapura. Per fare questo giro, io consiglio di affidarsi ad un “tour” locale, perché le distanze non sono trascurabili e da soli si rischia di perdere un sacco di tempo. La cosa che in assoluto ho preferito di Mandalay è stata visitare i monasteri di monaci, ma soprattutto di monache buddiste. Pur venendo da Vientiane, una città che sembra piuttosto un grande tempio buddista a cielo aperto, dove vivevo in contatto costante con i monaci, in Myanmar sono rimasta sorpresa dall’apertura di questi verso gli stranieri. Inoltre in Laos mi capitava molto di rado di vedere monache donne ed erano vestite di bianco. Poter osservare a Mandalay centinaia di piccole monache, vestite di rosa, vedere come vivono e pregano, è stato indescrivibile.

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Monache buddiste

Come raccontavo nel primo post, i monaci sono stati estremamente curiosi di conoscerci e disponibili a farci visitare i monasteri all’interno e raccontarci le loro tradizioni.

A Mandalay vale inoltre la pena visitare il mercato di giada, vedere il tramonto dalla “collina di Mandalay” e, anche in questo caso, perdersi tra i mercati e le viuzze della città.

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Amarapura

Kalaw: da Mandalay abbiamo preso un autobus notturno verso le montagne di Kalaw. Siamo arrivati alle 3 del mattino, il freddo era pungente. Appena scesi, ci siamo diretti alla guesthouse che avevo prenotato e la sorpresa è stata che non c’era posto, nonostante avessi chiamato poco prima di partire per confermare la prenotazione e avvisare dell’ora esatta del nostro arrivo. Ho scoperto solo dopo, leggendo su Tripadvisor, che la Golden Lily Guest House – da evitare come la peste- abitualmente lascia i malcapitati a dormire al gelo. Purtroppo ci siamo fidati, perché era consigliata dalla Lonely Planet (non si sa per quale ragione… basta cercare su internet per farsi passare la voglia di andarci). Non solo ci hanno cancellato la prenotazione senza motivo, ma siamo anche stati presi a pesci in faccia dalla proprietaria (che poi ho scoperto essere una vecchia pazza, famosa al villagio), che ci ha urlato contro che avrebbe chiamato la polizia se avessimo insistito. Nessuno ci ha offerto quantomeno di scaldarci fino all’alba, alla reception. Ovviamente era tutto pieno strapieno, il 26 dicembre in un paesino piccolo come Kalaw, con capacità ricettive molto basse, quando al freddo e stanchi morti per fortuna abbiamo incontrato Joe, un signore locale, che ci ha offerto una stanza a casa sua. Ha svegliato sua moglie alle 3 di notte per prepararci il letto e per due giorni siamo stati con loro, come in famiglia. L’utima sera ci hanno organizzato una bellissima cena, con tanto di rum locale. Joe ha alcune stanze in affitto, non pubblicizzate da nessuna parte e organizza gite in bici fino al lago Inle. La sua mail è atsm.joe@gmail.com e se passate per Kalaw, vi consiglio di stare con lui e la sua famiglia.

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Tempio su una collina di Kalaw

A Kalaw abbiamo approfittato della bella giornata per fare trekking sulle colline, guidati solo da un simpatico vecchietto decrepito, su cui all’inizio non avremmo scommesso una lira e che invece saliva spedito, incurante della pendenza, lasciandoci indietro (soprattutto la sottoscritta) con un gran fiatone. Le colline di Kalaw sono bellissime. In cima ci sono dei piccoli villaggi e con lui abbiamo gustato un pranzo non troppo igienico, ma delizioso, a casa di un’anziana signora di una tribù locale.

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Lago Inle: da Kalaw siamo partiti per il lago Inle. Non essendoci autobus che partivano a quell’ora, Joe ci ha caricato sul retro di un furgoncino, non si sa bene di chi, e dopo qualche ora siamo arrivati al paesino di Nyaung Shwe. Qui abbiamo alloggiato al Bright Hotel, l’ennesima piccola guest-house, pulita ed economica. Il lago Inle è una tappa obbligata per chiunque sia in viaggio in Birmania: un lago blu, stupendo, con una serie di giardini e villaggi galleggianti.

10903925_10155015091150576_4638905144766449085_oVale sicuramente la pena fare il giro in barca, fermarsi a pranzo in un ristorantino galleggiante, visitare le piccole botteghe dove donne locali producono sigari o dove comprare artigianato locale, ma il lago non va visto solo in barca. La giornata in assoluto più bella infatti è stata quella in bicicletta, costeggiando il lago. Si affitta una bici a Nyaung Shwe, si attraversa il lago in barca e da lì si torna indietro pedalando attraverso villaggi e mercati, tra i quali consiglio quello di Khaung Daing, meno turistico degli altri. Quando vi fermate nei villaggi, non siate timidi. Noi abbiamo iniziato a parlare con un locale che spiccicava un po’ di inglese e che tutto contento ci ha portato a conoscere la sua famiglia e assaggiare i prodotti che producevano in casa da vendere al mercato.  Si può concludere la giornata al tramonto, gustando un calice di vino locale (non abbiate grosse aspettative) nel bellissimo Red Mountain Estate winery and vineyards.

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Mawlamyine: in assoluto la mia tappa preferita, Mawlamyine è un villaggio di pescatori nel sud della Birmania; turisti quasi inesistenti e atmosfera autentica (perlomeno ancora nel 2014). Non c’è nulla in particolare da visitare, se non la piccola Shampoo island, ma vale la pena passeggiare per il villaggio, comprare frutta tropicale, vedere un tramonto mozzafiato sul mare e perdersi tra i mercati di pesce.

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Tramonto a Mawlamyine

Yangon-Twante: abbiamo concluso il nostro viaggio a Yangon e l’ultimo giorno abbiamo deciso di visitare un villaggio ad una cinquantina di km dalla città, fuori dai circuiti turistici. Twante si raggiunge con un traghetto locale, lungo il Twante Canal e poi con un autobus fino al villaggio. Il viaggio è abbastanza lungo, quindi meglio partire presto da Yangon. A Twante, oltre a vedere la lavorazione della terracotta, si può visitare la pagoda dei serpenti, un tempio in cui i locali (vedrete pochissimi stranieri) pregano e venerano questi enormi serpenti di cui si prendono cura le monache. Potete avere altre informazioni su Twante a questo link.

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Twante, pagoda dei serpenti

Raccontare in un solo post tutto quello che ho visto, sentito e assaporato in diciotto giorni è un’impresa ardua, soprattutto perché è stato uno dei viaggi più belli, importanti ed emozionanti della mia vita ed esprimere tutto in poche righe è impossibile. Purtroppo il Myanmar sta cambiando molto in fretta. Bisognerebbe cercare di uscire dai circuiti classici, anche se non sempre è semplice per la mancanza di infrastrutture. Il Myanmar è un paese molto diverso dai suoi vicini; c’è un’atmosfera unica al mondo, che non avevo provato da nessun’altra parte. Forse non lo consiglierei come primo viaggio nella regione, essendo un paese, a differenza dei suoi vicini, difficile da apprezzare di primo acchito: è un luogo che va osservato e soprattutto capito. Conoscere la storia del paese, del buddismo e delle minoranze religiose, delle infinite etnie e dei drammi che le hanno sconvolte negli ultimi cento anni sono condizioni fondamentali, secondo me, per tentare capire la Birmania di oggi. Una volta aperto uno spiraglio sull’anima di questo luogo, bello e dannato, e sulla sua storia travolgente, la Birmania vi si fisserà nel cuore e non potrete più farne a meno.

Per vedere altre foto, clicca qui

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Vicino Bagan
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Bagan
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Bagan
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Lago Inle
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Lago Inle

4 thoughts on “Myanmar, consigli di viaggio

  1. Il mio commento si riferisce a questo articolo sui consigli per un viaggio in myammar. Vorrei sapere se posso contattarti per ulteriori informazioni. Sto cercando di preparare un viaggio in myammar, vietnam, laos e cambogia. In tailandia ero gia’ stata.
    Vorrei poi proseguire per la malesia ecc.

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