Srebrenica

11845035_10155859838670576_6960477996912153573_o
Srebrenica, 2015

Sono stata a Srebrenica in questo periodo, un anno fa. Venivo in macchina da Belgrado, attraverso le sponde del fiume Drina e rigogliose colline verdi. Poco dopo il mio arrivo ha iniziato a piovere. L’anniversario del ventesimo anno dal genocidio era ormai passato da alcune settimane e Srebrenica si era di nuovo svuotata, come tutti quei luoghi-fantasma che vengono ricordati dalla comunità internazionale solo durante le ricorrenze.

Camminavo lentamente attraverso le migliaia di lapidi, tutte identiche. Accanto a me, alcune donne procedevano in silenzio, con un velo sui capelli, un fazzoletto tra le mani e occhi spenti. Si soffermavano ad ogni lapide per qualche secondo e poi proseguivano. Queste donne, instancabili madri e mogli, da vent’anni sono ancora lì e giorno dopo giorno, in attesa di giustizia, vagano in questa distesa di infinita tristezza. Molte aspettano ancora, da vent’anni, di ritrovare i resti dei propri familiari; resti che l’esercito serbo-bosniaco ha disseminato in varie fosse comuni per disperderne le tracce. Avere un corpo su cui piangere e dare degna sepoltura a quel che resta forse donerebbe loro un briciolo di pace, ma in quello che è stato uno dei conflitti più abominevoli della nostra recente storia europea, anche questo sembra un lusso.

Nonostante la Serbia e la Republika Srpska (l’entità bosniaca a maggioranza serba) tendano a minimizzare i fatti e continuino a cercare di raccontare la propria versione dell’accaduto, Srebrenica resta il più grave crimine contro l’umanità commesso in Europa dopo la Seconda guerra mondiale. Come stabilito sia dalla la Corte Internazionale di Giustizia che dal Tribunale penale internazionale per i crimini di guerra nell’ex Jugoslavia (ICTY) a Srebrenica si è trattato di genocidio.

Basteranno i processi contro Radovan Karadžić, Ratko Mladić e gli altri generali a fare giustizia? Personalmente non credo. Srebrenica rappresenta una delle ferite più grandi d’Europa, soprattutto per la responsabilità che l’Europa stessa ha avuto nel non-agire e nel permettere che una tale atrocità potesse accadere.

A Srebrenica, in mezzo a quelle migliaia di lapidi tutte uguali, ho capito che non esiste limite alla bassezza umana. Per la prima volta mi sono resa conto che l’orrore della guerra, che alla nostra generazione sembra sempre troppo antico o troppo lontano, in realtà è tremendamente attuale e vicino.

Srebrenica ci serva da monito: l’orrore della guerra, quello peggiore, è sempre dietro l’angolo. Ripensiamo al passato, teniamolo fisso nella nostra mente, non culliamoci senza fare sforzi su quella che crediamo una pace ormai definitiva. Come dimostra la storia, così recente e dolorosa, l’umanità perde il senno molto in fretta.

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...