Apologia delle cose a caso

Quest’anno rappresenta un periodo molto importante per me, in cui ho avuto per la prima volta il coraggio di esprimere la mia vera opinione senza preoccuparmi del giudizio degli altri. Questo blog, nato veramente a caso, è la punta dell’iceberg del cambiamento profondo che sto attraversando. Non mi sarei mai aspettata di ricevere tanto indietro: non solo per la liberazione e la soddisfazione che provo quando condivido i pensieri che per anni ho nascosto su pagine segregate in cassetti chiusi a chiave, ma soprattutto per la profondità delle relazioni che ho sviluppato grazie ai dubbi e ai discorsi che scaturiscono da ogni post e che non avrei mai avuto se non mi fossi aperta a questa possibilità, smettendo di interessarmi del giudizio degli altri.

Quest’anno sto imparando più che mai, che il mondo ha strade infinite di farci legare con gli altri, di capire e aprirci agli altri; soprattutto dopo questo weekend stupendo a Barcellona con una nuova amica conosciuta proprio grazie ai rispettivi blog: giorni di calore, a suon di palabras a caso, risate e di lunghi discorsi sulla vita. Di fronte al mare ci siamo sorprese di quanto il mondo riesca ad essere incredibile e di quanto possa bastare un po’ di sole per vedere tutto da una prospettiva diversa.

Io non sono mai stata brava con la coerenza. Tante delle scelte che ho fatto, le ho fatte a caso, seguendo gli istinti più che la razionalità. Per tutta la vita mi hanno detto che sbagliavo; “perché nella vita ci vuole un piano”, bisogna seguire un percorso accademico coerente, che porti ad una carriera coerente, bisogna viaggiare in modo coerente, pensare coerente, vivere coerente. Io che invece vado con il vento, parto senza pensarci, mi sono sempre un po’ frustrata per questo, correndo ogni volta ai ripari con l’ennesima “giustificazione” a me stessa (e agli altri), che desse un senso alle mie azioni, al mio percorso, alle mie scelte.

Allora questo post lo dedico a tutti quelli che invece dal caso prendono il massimo: a quelli che partono senza chiedersi il perché, che saltano sul primo treno, a quelli che vivono la vita come viene, senza psicanalizzare ogni singola scelta, seguendo il cuore. “No siempre necesitas un plan para ser feliz”, mi ha detto ieri Fernando, il muratore colombiano che mi ha riportato a Tolosa con un blablacar di emergenza, dato che tutti i mezzi di trasporto francesi erano congelati per via degli scioperi contro la riforma sul lavoro. Fernando, raccontandomi la sua vita, la sua città in Colombia e la fuga, ha iniziato a commuoversi pensando ai bambini, figli dei richiedenti asilo, che affogano nel Mediterraneo.

Vi lascio con una canzone che non riesco a togliermi dalla testa da tre giorni. Per la prima volta da tanti anni ci credo: un piano coerente non è sempre quello che ci serve per essere felici; a volte basta solo fare le cose un po’ a caso.

 

10 thoughts on “Apologia delle cose a caso

  1. Che bello questo post, ci sono tanti dei pensieri che ho fatto anche io in questi anni ed è bello leggersi (almeno un po’) negli altri. Per anni ho preso strade a caso, e questo mi ha arricchita in modi che non immaginavo neanche possibili. E anche adesso che tento di stringerla in un piano la vita scivola da tutte le parti e mi riporta a prendere sentieri meno maestri, meno premeditati. Eppure vedi, tutti hanno una direzione, anche se dal punto in cui sto non ne vedo la fine. Il blog mi accompagna in questo viaggio, ed è stupendo poter viaggiare insieme a tanti altri, pur non conoscendoli, anche se spesso solo virtualmente. A presto e grazie per queste belle parole!

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  2. Per anni sono stata dentro lo schema della vita coerente, seguendo passo passo ciò che “si deve fare”. Studi, carriera, matrimonio. Peccato che una certa inquietudine mi dicesse che essere tanto coerente non è che mi facesse stare tanto meglio…E quando ho iniziato a fare le cose a caso, e – cade a fagiolo – Barcellona è stata proprio la città in cui la mia vita a caso è iniziata…beh, è stato tutto decisamente più facile 🙂

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  3. che poi, Ale, il tuo/nostro fare le cose a caso non vuol dire essere incoerente/i con i tuoi/nostri principi. Finisce che ripensando alle scelte fatte ci si riscopre estramamente coerenti con se stessi.
    A presto
    A

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  4. Bello il tuo blog e molto bello quello che scrivi. Ho fatto il Liceo Classico a Macerata come te e ti ricordo nei corridoi della scuola, in quella scuola che tanto ho odiato e che adesso tanto apprezzerei. A volte ho guardato il tuo profilo su Facebook, sognavo vedendo i tuoi viaggi e le tue soddisfazioni in ambito accademico, era la vita che sempre avevo desiderato sin da bambina.
    Ma sai…la vita a volte ti porta per strade diverse. E così, a 20 anni il primo figlio e 23 il secondo, le due più grandi gioie della mia vita. Poi il matrimonio.
    Ma tutto questo non è bastato. Non sono riuscita a spegnere il desiderio di conoscere il mondo e di provare ad essere chi volevo. Così, con gran sacrificio, ho ricominciato l’università ed ho vinto la Borsa Erasmus e da dieci mesi sono a Madrid. Ad Ottobre mi laureo e mi è stata assegnata la Borsa del Traineeship, l’anno prossimo andrò 3 mesi in Polonia. E tanto altro ancora ho intenzione di fare…….
    Un percorso non coerente il mio, direi quasi un percorso al contrario.
    Ma il giudizio degli altri non mi interessa. I miei grandi giudici sono i miei figli, che mi appoggiano nelle mie scelte e gioiscono dei miei successi.
    Una donna felice è una mamma felice, una moglie felice e la sua famiglia è felice.
    A presto,
    Alessandra

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  5. Quanta incoerenza nelle scelte e mancanza di piani ritrovo pure nella mia vita Alessandra! Credo che comunque l’importante sia essere coerenti con sé stessi per evitare di arrivare ad un certo punto che non ci si riconosce più, solo perché si è dovuto perseguire obiettivi che non erano davvero i nostri. In bocca al lupo!

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