Un salto ad Amman

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Sono da poco tornata dalla mia mini-visita ad Amman e ci sto mettendo più del previsto a riprendermi; sono stati dei giorni intensissimi. 

Il mio viaggio è iniziato con il delirio di Turkish Airlines che ha ben deciso, sedici ore prima della partenza, di inviarmi una mail con scritto: “Il tuo volo è stato cancellato, ciao”, senza spiegazioni e senza soluzioni. Non solo; ha poi ben pensato di non rispondere al telefono per circa due ore, costringendomi a prendere la macchina e andare in aeroporto (che per fortuna a Tolosa è abbastanza vicino al centro), dove sono riuscita a farmi comprare da loro un nuovo biglietto con un’altra compagnia e a partire lo stesso senza intoppi.

Sono andata ad Amman a trovare amici e colleghi e seguire un corso organizzato dall’università di Oxford in Diritto Internazionale e Rifugiati Palestinesi,  ma soprattutto per respirare un po’ di Medio Oriente.

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A Jafra, Jabal al-Webdeh

La Francia mi sta un po’ stretta. Questa cosa credo di averla già detta un paio di volte ed è ancora così. Cioè qui si sta davvero bene: la qualità della vita è molto alta, soprattutto a Tolosa, che è bellissima, sul fiume, non troppo grande e quindi poco incasinata, con un clima perfetto e ristoranti stellati Michelin. Non mi lamento; il lavoro (tutto sommato) mi piace, l’università anche, insomma sto bene. Però c’è qualcosa che manca, qualcosa di quella vita avventurosa che ho fatto negli ultimi anni, che qui non ho e mi toglie un po’ il respiro.

Tornare ad Amman mi ha riempito i polmoni di vita: ho rivissuto la mia giornata-tipo di due anni fa, passeggiando per la città vecchia, gustando le prelibatezze mediorientali e facendomi un sacco di risate con i tassisti – che quando sentono le quattro parole di arabo che spiccichi, una sorta di “formula magica”, abbandonano immediatamente la loro aria un po’ schiva e ti raccontano tutta la loro vita, da quando le loro famiglie sono fuggite dalla Palestina (i tassisti sono praticamente tutti palestinesi) fino a cosa hanno mangiato quel giorno a pranzo; non curanti del fatto che le quattro parole di arabo -arrugginito- che sai, non ti fanno necessariamente capire l’intero racconto dell’odissea della loro vita. Però ti fai un sorriso e loro ricambiano.

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La mia ex collega Rawan

Ho avuto modo di conoscere un sacco di persone nuove e interessanti e di rivedere i vecchi affetti. Tornare nel mio vecchio ufficio di UNRWA è stata un’esplosione di emozioni. Ho partecipato al solito staff meeting della domenica (in Giordania la settimana lavorativa inizia di domenica e termina di giovedì) e mi è sembrato che non fosse passato nemmeno un giorno da quando ero lì.

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La mia ex collega Tasneem

Aggiornarmi sullo stato dei progetti a cui ho contribuito, parlare dell’operazione in Siria, delle cliniche nei campi di rifugiati, delle condizioni dei palestinesi mi hanno fatto capire, ancora una volta, quali sono le mie grandi priorità. Purtroppo mancava il mio capo che non era in Giordania in quei giorni, un idealista medico giapponese che ha fatto della causa palestinese la più imporante della sua vita; una persona che stimo molto e a cui sono estremamente affezionata.

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HQs di UNRWA

Ho anche rivisto la mia adorata Sara, anche lei rifugiata palestinese di seconda generazione, la cui famiglia è fuggita in Kuwait dalla Palestina, nel terribile 1967 e poi è dovuta fuggire di nuovo dopo l’invasione di Saddam Hussein negli anni ’90. Era la mia insegnante di arabo quando ero ad Amman e insieme passavamo pomeriggi interi a ridere della mia pronuncia, a raccontarci le nostre rispettive culture e a discutere di quanto siamo diverse ma allo stesso tempo simili. Oggi è uno dei miei punti di riferimento più importanti in Giordania ed è sempre un piacere tornare e trovarla lì. Siamo anche andate a comprare un hijab in vista del mio viaggio in Iran tra poco più di un mese.

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Sara

Insomma, il sonno è stato un miraggio e mi sono stancata da morire, ma sono davvero felice di essere andata. Essendo tutti i paesi vicini alla Giordania in un momento difficile, Amman è diventata il principale centro operativo di molte organizzazioni umanitarie (come ad esempio dell’intera operazione di UNHCR in Siria); perciò oggi è uno di quei luoghi del mondo in cui si scrive la storia e farne parte, anche solo un pochino, è una sensazione indescrivibile.

2 thoughts on “Un salto ad Amman

  1. Che meraviglia. Tornare a vedere un luogo al quale si è affezionati, ribedere vecchi amici e in più conoscere nuove persone e fare nuove esperienze. Viaggio breve ma molto intenso, mi è parso di capire. In Iran tra un mese?? Io già non vedo l ora di leggere il tuo reportage e vedere foto!!

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