Pachamama, ricordi dal Perù (Parte II)

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Finalmente oggi ho un po’ di tempo per scrivere la seconda parte del post sulla mia esperienza in Perù, la prima (incentrata sulla mia vita a Lima) è disponibile a questo link.

Ieri ho ricevuto un messaggio da una carissima amica che ho conosciuto a Lima; Kai, dolcissima bionda bellezza tedesca e compagna di viaggi e avventure, ieri mi ha scritto che è di nuovo in Perù per qualche giorno ed è andata in uno dei nostri ristoranti preferiti. Il suo messaggio mi ha fatto fare un tuffo nostalgico nel passato e nei ricordi. Il tempo passa alla velocità della luce, mi scivola tra le dita. Mi sembra ieri che eravamo insieme a mangiare gnocchi di camote a Lima e invece sono passati più di tre anni. A Lima lei ha conosciuto un ragazzo boliviano, carino e gentile. Nei nostri incontri settimanali “solodonne” assieme a Nadine, il terzo elemento fondamentale del gruppo, Kai ci raccontava dei loro primi appuntamenti. Quando penso a loro due, me li immagino ancora fidanzatini novelli e innamorati in giro per Lima; oggi sono sposati e vivono felicemente in Germania.

Per scelta dal Perù non ho visitato i paesi circostanti. Approfondire bene la conoscenza di un paese, evitando di vedere poco e male quelli limitrofi, è un atteggiamento che ho avuto altre volte in passato. Ad esempio, in sei mesi in Nuova Zelanda non sono mai uscita dal paese, se non per una capatina su un’isola meravigliosa della Nuova Caledonia, in mezzo al Pacifico. In quel caso però venivo da due inverni consecutivi e me ne aspettava un terzo, quindi un po’ di sole, mare e vitamina D erano d’obbligo per mantenere un livello accettabile di sanità mentale. Andare in Australia per pochi giorni non avrebbe avuto senso e mi sarei persa alcune delle esperienze più significative della mia vita a spasso per la bellissima Aotearoa –il nome maori del paese (un post sulla Nuova Zelanda è d’obbligo e spero di scriverlo al più presto).

Smettendo di divagare e tornando all’obiettivo di questo post, il mio primo viaggio all’interno del Perù è stato nella regione di Ica che si trova a circa 300 km a sud di Lima. In questa regione sono fiorite due delle più importanti civiltà antiche peruviane: i Nazca e i Paracas. La regione è nota per la storica produzione di vino. Ho visitato le città di Ica e Pisco, da cui prende il nome il celebre distillato peruviano e da cui nasce il cocktail più famoso del Perù, il Pisco sour (che è TOP). Il paesaggio varia tra zone verdi di vigneti, mare blu e aree desertiche. Da Pisco è facile raggiungere le Islas Ballestas (anche chiamate le “Galapagos dei poveri”) in cui è possibile avvistare leoni marini, pellicani, pinguini e altri uccelli, ma soprattutto vedere il misterioso geoglifo candelabro de Paracas: un enorme candelabro disegnato nella sabbia e datato circa al 200 a.C., il cui significato resta ancora un mistero.

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Una giornata all’interno della Reserva Nacional de Paracas è d’obbligo, uno dei luoghi più belli in cui sia mai stata in tutta la mia vita: un enorme deserto dorato a piombo sul mare.

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Poco distante si trova anche il paesino di Huacachina, una bella (inaspettata) oasi nel deserto. Io sono arrivata di notte e la mattina, quando ho aperto gli occhi, avevo davanti uno spettacolo fuori dal comune.

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Un’altra zona del Perù che mi è rimasta nel cuore è la regione di Arequipa. La città di Arequipa, anche chiamata ciudad blanca perché interamente costruita con una pietra bianca di origine vulcanica, è forse la mia città preferita del Perù. Passeggiare per le sue vie, attraverso le antiche case, chiese e conventi è come fare un salto nel passato e tornare in epoca coloniale.

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È viva e allegra; musica tradizionale e ristorantini prelibati pullulano da ogni angolo. È anche una delle zone in cui mangiare il Cuy, il porcellino d’India. Il cuy è uno dei piatti tipici del Perù che risale all’epoca precolombiana. Devo ammettere che non ero particolarmente esaltata prima di assaggiarlo (anche perché da piccola avevo due criceti ciccioni a cui ero molto affezionata e mi sembrava davvero di mangiarne uno), però per me è sacrosanto provare tutti i cibi tradizionali e perciò non ho esitato. La cosa più fastidiosa è la vista: lo servono tutto intero, con tanto di dentini, e sinceramente questo un po’ disturba. Il sapore poi non è male, quindi sono contenta di averlo mangiato, ma una tantum nella vita basta e avanza.

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Arequipa è inoltre un punto strategico per visitare il Canyon del Colca. Dopo qualche giorno in città, sono partita per Yanque, un piccolo paesino a circa 3500 metri, dove ho alloggiato per due notti in homestay con una famiglia peruviana. Con loro ho mangiato, passeggiato e visto il modo tradizionale di filare la lana. Da lì è semplice raggiungere il canyon, passando attraverso zone di altitudine ancora più elevata (il massimo quella volta fu 4910 metri). Fare trekking a questa altitudine è abbastanza pesante, anche se si viene continuamente riforniti di prodotti a base di coca.

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Parentesi: assumere foglie di coca in Perù è assolutamente normale, oltre che legale. Anche se dalla loro elaborazione chimica proviene appunto la coicaina, bere infusi di foglie di coca, o mangiare biscotti e dolci fatti con coca, non ha nulla a che vedere con l’assunzione di stupefacenti; ad esempio, il mate de coca si beveva quotidianamente nel mio ufficio. La coca, che poi è anche alla base della Cocacola, serve per aumentare l’ossigenazione del sangue e in certi momenti è fondamentale se non si vuole svenire.

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Il canyon del Colca è sconfinato e splendido. Difficile spiegare la sua immensità, ma per farsi un’idea basti sapere che è profondo più del doppio del Grand Canyon degli Stati Uniti. Da un punto specifico, chiamato Cruz del Condor, è possibile ammirare i condor giganti di questa regione.

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La zona però che più amo del Perù è la foresta amazzonica, al confine con la Colombia e il Brasile. Lì ho passato dei giorni meravigliosi con la mia amica Ari (italo-peruviana, nata e cresciuta a Lima e quindi ottima guida locale).

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La selva peruviana è il posto più magico della Terra. Noi abbiamo fatto base ad Iquitos, cittadina di mercati, profumi tropicali e frutta colorata, adagiata sul Rio delle Amazzoni.IMG_2843Da lì ci siamo addentrate nella giungla, abbiamo navigato il Rio su piccole imbarcazioni tipiche, mangiato pesce di fiume, carne di coccodrillo e vermoni giganti alla griglia. Abbiamo anche visitato la comunità indigena dei Bora, tribù di fede animista, che vive indisturbata nella foresta amazzonica praticando caccia, pesca e agricoltura. La selva peruviana vale da sola un viaggio in Perù ed è un vero peccato che spesso sia fuori dagli itinerari turistici.IMG_2842IMG_2781Un altro luogo che spesso non si visita e che invece merita è la Reserva Nacional Lomas de Lachay, a due ore da Lima: un paradiso verde, che ospita numerose specie endemiche di piante e animali, in cui passare una bella giornata nella natura.IMG_2378.jpg

L’ultimo viaggio all’interno del Perù è stato a Cuzco e Machu Picchu, per poi prendere il treno verso Puno e passare qualche giorno sul lago Titicaca. Cuzco è una città bella e festosa, ma devo ammettere che non è proprio il mio posto preferito. Turistica e kitsch a livelli imbarazzanti, Cuzco sembra davvero un Perù artificiale. Ovviamente una visita è d’obbligo per chi viaggia in questo paese, ma io avevo enormi aspettative e invece ho trovato una città completamente diversa da quella che immaginavo. Esteticamente rimane un gioiellino, ma l’atmosfera è finta e decisamente poco peruviana. In compenso basta uscire un po’ e visitare i dintorni e le campagne per tornare ad immergersi nella cultura più autentica. Sicuramente meritano le zone archeologiche circostanti: la valle degli Inca, Pisac (dove c’è un mercato fantastico che ho letteralmente svaligiato), Urubamba, Ollantaytambo e Chinchero. Da Ollantaytambo si prende un treno che arriva ad Aguas Calientes, il paesino ai piedi di Machu Picchu.

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Machu Picchu è seriamente una delle meraviglie della Terra. Il fatto che sia estremamente turistica, in questo caso, non incide lontanamente sul suo fascino (come scrivevo di Angkor Wat, nel post sulla Cambogia). Camminare per le sue rovine, incastonate in un paesaggio mozzafiato, e immaginarsi la vita degli Inca è un’esperienza unica e da fare e rifare più volte nella vita.

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Dopo aver visitato Machu Picchu, sono tornata a Cuzco e ho preso il treno per Puno. In generale in Perù il treno non è molto diffuso, i locali vanno in bus (o in aereo, che per i locali ha tariffe agevolate) e di solito i treni verso le località da visitare sono treni turistici. Anche in questo caso, il treno per Puno, che impiega circa 10 ore per arrivare, è caro e ci sono solo stranieri a bordo, ma prenderlo è stata un’esperienza fantastica. Il tragitto è stupendo, si passa attraverso villaggi, valli e montagne e si fanno alcune soste brevi per comprare qualcosa ai mercatini. Anche se di solito le esperienze super-turistiche non mi fanno impazzire, vale davvero la pena prendere il Perurail.

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Da Puno sono partita per alcuni giorni sul lago Titicaca, diviso tra Bolivia e Perù. La prima sosta è stata alle isole Uros, le cosiddette Islas Flotantes. Non mi hanno fatto impazzire. Tanto per cominciare sulle isole Uros non vive più la tribù originaria degli uros, una civiltà pre-inca che è definitivamente scomparsa negli anni ’70, e ora sono abitate da tribù aymara (anche se nessuno lo spiega e molti turisti restano convinti che quelli siano gli antichi uros). Sicuramente sono isole belle da vedere, soprattutto perché il Lago Titicaca è un incanto, ma l’impressione che si ha è di isole finte, in cui si raccontano un sacco di belle storie ai visitatatori, un po’ lontane dalla realtà.

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Dalle isole Uros sono arrivata sull’isola di Amantani, a due ore e mezzo di navigazione sul lago. Amantani è un’isola che ospita diversi villaggi di etnia quechua e si trova a circa 4200 metri di altitudine. Una delle vette dell’isola prende il nome di Pachamama, che in lingua quechua significa Madre terra.

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La dea Pachamama ha un’importanza fondamentale per le tribù andine, perché è la dea della fertilità e dell’agricoltura, la prima fonte di sopravvivenza di questi popoli. Io sono stata due giorni sull’isola, alloggiando a casa di una famiglia locale. La casa non aveva acqua corrente, doccia ed elettricità. Il tetto era fatto di lamiere e di notte, a quasi 4500 metri, il freddo era pungente. Eppure è stata un’esperienza speciale e unica. Mi hanno cucinato piatti semplici e abbiamo mangiato e camminato insieme su quest’isola verde smeraldo, a picco sul lago, da cui si possono avvistare le coste boliviane. Un’esperienza che consiglio a tutti, anche perché il grosso del ricavato va direttamente nelle mani di queste famiglie, estremamente povere (o almeno così mi è stato detto e ho voluto crederci). IMG_3315.jpg

Ultima tappa prima di tornare a Puno è stata la bellissima isola Taquile, che regala ancora una volta paesaggi mozzafiato sul lago.IMG_3352.jpg

Il lago Titicaca merita senza dubbio una visita, anche se pare che la parte boliviana -che spero di visitare al più presto- sia ancora più bella. Navigare sulle sue acque calme, morbide, in questo lago talmente enorme da sembrare il mare, mi ha regalato dei giorni di calma e tranquillità interiore. Ero sola e in pace con l’universo e se potessi, ci tornerei domani stesso.IMG_3355.jpgIl Perù è un paese speciale, passionale, teatro di guerre, dittature e disastri naturali, ma anche di musica, gioia, che trasuda storia e tradizioni millenarie. Purtroppo è difficile essere esaustivi, perché per ogni luogo visitato ci vorrebbero pagine e pagine di racconti. È impossibile riassumere gli sguardi, i profumi e i sapori in poche parole, ma spero comunque che questo post sia servito da spunto a chi abbia intenzione di visitarlo. Se si ha poco tempo, il mio consiglio resta quello di dedicargli un viaggio intero, senza mischiarlo con altri paesi, evitando il rischio di non comprenderne appieno la cultura e di non vederne zone meno battute, ma sicuramente altrettanto meritevoli.

Per vedere la galleria completa di foto, clicca qui.

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