Ricordi mediorientali

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Sono a casa per Natale e ho un sacco di tempo da perdere: la situazione perfetta per farmi passare qualsiasi forma di ispirazione. Il mio super-io continua a ripetermi: “studia, leggi, esci, yoga” e io invece resto a letto e guardo Homeland (per la cronaca, la quinta stagione è top). Perciò le tante storie che avevo voglia di raccontare, il mare blu e le piantagioni di thè in Malesia, i popoli indigeni filippini, gli incanti dell’Amazzonia peruviana resteranno ancora per un po’ lì dove sono, a prendere forma. Una questione però a cui tengo particolarmente, su cui la mia pigrizia natalizia non avrà il sopravvento, è l’iniziativa Share your warmthlanciata il 1 dicembre da UNRWA, l’ufficio delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi dove ho lavorato nel 2014.

Per chi non avesse familiarità con la questione, the United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East (Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’Occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente) è un’agenzia che si occupa di soccorso, sviluppo, istruzione, assistenza sanitaria, servizi sociali e sostegno in caso di emergenza per rifugiati palestinesi. Sostiene e protegge circa cinque milioni di rifugiati palestinesi che vivono in Giordania, Libano e Siria, Cisgiordania e nella Striscia di Gaza. È stata istituita a seguito della guerra arabo-israeliana del 1948 da parte della Assemblea generale delle Nazioni Unite, ai sensi della risoluzione 302 dell’8 dicembre 1949. Molti non sanno che UNRWA è anche la più grande agenzia delle Nazioni Unite, con un personale di circa 30.000 dipendenti, il cui 99% è formato da palestinesi stessi. UNRWA fornisce strutture sanitarie, scuole e uffici amministrativi in 59 campi profughi ed è una sorta di “governo” palestinese, nel senso che sopperisce a tutti i bisogni dei rifugiati, dall’istruzione alla sanità: servizi che spesso vengono negati dal paese ospitante (per qualche informazione in più, questo è il sito internet in inglese e in italiano).

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Io ho lavorato nell’ufficio principale che ha sede ad Amman, in Giordania. Nel mio dipartimento (il dipartimento di sanità), a parte un paio di ricercatrici canadesi e olandesi e il mio capo, un sorridente idealista medico giapponese, il resto dell’ufficio era composto da soli palestinesi, per la maggior parte medici, rifugiati di seconda generazione in Giordania.

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Durante i mesi ad UNRWA, ho avuto la possibilità di conoscere a fondo il conflitto, ma soprattutto di esplorare e farmi affascinare dalla cultura palestinese. Popolo sorridente, pronto ad accoglierti già il primo giorno come parte della famiglia, i miei colleghi mi hanno gettato, in maniera del tutto inaspettata, in un turbinio di rumori, colori, musiche arabe e profumi mediorientali. Per questo motivo visitare i campi profughi, in cui dovevo andare circa una volta a settimana per raccogliere dati, e vedere con i miei occhi e le condizioni in cui vivono i rifugiati mi ha fatto ancora più male.

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Chiarimento: questo non è un post politico. La mia ultima intenzione in questo momento è quella di scatenare un dibattito sul conflitto. Non si tratta qui di discutere di ragione o torto, ma del fatto che i rifugiati palestinesi vivono in una situazione tremenda. E questo è un dato di fatto.

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Incontro con Pierre Krähenbühl, Commissario Generale di UNRWA

Mi piacerebbe raccontare alcuni degli aneddoti sulla mia vita ad Amman, sulla Giordania, caotica, affascinante e luminosa, sui miei colleghi e su Sara, la mia dolcissima insegnante di arabo. Spero di farlo presto, magari con un post specifico quando tornerò ad Amman per qualche giorno a marzo prossimo. IMG_6899

Tornando però al motivo principale di questo post, vorrei dare il mio piccolo contributo e condividere la campagna #shareyourwarmth (link disponibile anche in italiano #donacalore). L’obiettivo dell’iniziativa è quello di raccogliere fondi per garantire ai rifugiati palestinesi più vulnerabili un inverno al caldo. A differenza di quanto spesso si crede, in Medio Oriente gli inverni possono essere gelidi. Lo scorso anno, due grandi tempeste hanno colpito la regione, con nevicate intense, rendendo la situazione ancora più critica per le centinaia di migliaia di persone in cerca di calore e riparo.

 

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In un campo profughi, con una bambina palestinese vestita tradizionalmente

In tutto il Medio Oriente, i rifugiati palestinesi affrontano oggi una delle peggiori crisi della storia. In Siria, a causa del conflitto, metà della popolazione palestinese è sfollata. A Gaza, il lento e doloroso percorso di ripresa dall’ultimo conflitto è ancora all’inizio (conflitto che ha danneggiato o completamente distrutto 140,000 abitazioni di rifugiati). Anche in Libano e Giordania, i rifugiati palestinesi vivono in condizioni estremamente vulnerabili. 

Quest’inverno allora dona il tuo calore!
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La mia adorata Amman
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In ufficio mangiando Knafeh, un dolce palestinese delizioso

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