I miei dispacci dalla Cambogia

 

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Oggi voglio raccontare il mio viaggio in Cambogia. Il titolo del post è in onore di quello che è stato il mio unico compagno di viaggio nelle due splendide settimane cambogiane (anche se io non ho inviato alcun dispaccio allo stato o a testate giornalistiche… al massimo qualche sms a mia madre).

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Alla fine del mio contratto di lavoro in Laos, ho deciso di fare un lungo viaggio da sola, dalla Malesia alla Cambogia, per poi tornare a casa a Vientiane via terra, attraverso il confine sud.

La mia prima tappa cambogiana è stata Siem Reap, porta di accesso ad uno dei luoghi più magici della terra: il complesso di Angkor, l’antica capitale dell’impero khmer. Quando si decide di visitare Angkor Wat, bisogna partire con la consapevolezza che ci si troverà in mezzo ad un milione di turisti (per questa ragione, se si vuole camminare per i templi con un po’ di pace e silenzio, bisogna programmare l’itinerario e gli orari di visita con molta attenzione). Durante il regime di Pol Pot il complesso era inaccessabile perché nascondiglio di Khmer Rossi e per la presenza di mine antiuomo nei suoi dintorni. Il turismo di massa è arrivato circa venticinque anni fa ed è riuscito a trasformare Siem Reap in una delle città, a mio avviso, più brutte e meno autentiche del sud est asiatico: neon e luci psichedeliche ovunque, gente che ti insegue e ti tormenta per venderti un succo, un massaggio, o una cartolina, ristoranti turisticissimi di cucina tipica khmer mescolata a sapori occidentali (questo non significa che manchino dei posti pazzeschi per mangiare… Basta cercare bene!), insomma non il massimo! Eppure, quando poi si entra nel complesso di Angkor, basta un secondo per dimenticare tutti questi lati negativi ed è impossibile non cadere vittime del fascino di questo posto, dove la natura forte e immensa si fonde con tutta la bellezza dell’arte e architettura Khmer.

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Io ho cercato una guida locale che mi accompagnasse e mi mostrasse la zona. Ci sono tantissime sottigliezze che mi sarei senza dubbio persa se non avessi avuto una persona del posto con me. La mia guida è stata speciale non solo per avermi raccontato la storia del complesso e portato nei suoi angoli più nascosti, ma anche perché ho ascoltato i racconti tremendi del regime di Pol Pot, per la prima volta, da qualcuno che li ha vissuti in prima persona e non più solo dai libri di storia. Il regime dei Khmer rossi ha decimato più di un quarto della popolazione cambogiana tra il 1975 e il 1979. Si stima dunque che ogni cambogiano, ancora oggi, abbia perso almeno un membro della famiglia per mano di Pol Pot e dei suoi seguaci. Da tempo leggevo del regime dei Khmer rossi, ma sentire la testimonianza sincera di una persona che ha vissuto queste atrocità è qualcosa di molto diverso. Inoltre con lui ho avuto modo di visitare zone meno battute, mangiare piatti prelibati in ristorantini locali sperduti e farmi una scorpacciata di durian di qualità. Visitare un paese con gente del posto è il modo migliore per arricchirsi e assaporare il viaggio nella maniera più autentica possibile.

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Ho passato qualche giorno nei dintorni di Siem Reap, tra cavalcate, templi e villaggi galleggianti. Tra questi, ho scelto di visitare Kompong Phluk. È più lontano degli altri e la strada per arrivare non è il massimo, ma è decisamente meno turistico e più autentico.

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In seguito ho preso la barca sul fiume per arrivare a Battambang. Anche se nella stagione secca il viaggio dura dodici ore invece di otto, la riverboat per Battambang è stata una delle chicche del mio viaggio. Si passa attraverso una serie di piccoli villaggi lungo il fiume, dove si ha davvero una finestra sulla vita della gente.

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A Battambang, mi sono regalata una piacevole giornata in bici nelle campagne e nei villaggi circostanti.

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Da Battambang sono ripartita alla volta di Phnom Penh, la mia città preferita in assoluto in tutto il sud est asiatico. Phnom Penh è una vibrante, coloratissima e rumorosissima capitale (e si mangia da dio!!). Dopo gli anni tremendi del regime, si sente finalmente il profumo di libertà e della voglia di vivere. Arrivare a Phnom Penh dopo tanti mesi a Vientiane è quasi uno shock. Le città sono per alcuni versi simili, soprattutto culturalmente, ma Vientiane è la città più tranquilla della terra. La gente è calma, felice e vive lenta e cullata dal Mekong (in Laos vige tuttora un regime comunista monopartitico, non esiste opposizione politica né libertà di espressione, ma la situazione è tutto sommato stabile e tranquilla. Tornerò su questo punto con un post specifico più avanti). I due popoli sono molto simili, per religione, lingua, etc. e, come i laotiani, i cambogiani sono persone estremamente ospitali, soprattutto lontano dalle zone turistiche.

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Phnom Penh è il posto ideale per documentarsi e toccare con mano l’atrocità del regime dei Khmer rossi. Il genocidio cambogiano è stato una delle grandi piaghe dell’umanità (e ci vorrebbe un post a parte per parlarne, che spero di scrivere in futuro). A Phnom Penh si possono visitare le prigioni un tempo chiamate Ufficio di Sicurezza 21 (S-21), inserite nell’Elenco delle Memorie del mondo dall’UNESCO nel 2009. Oggi chiamate Tuol Sleng Genocide Museum, le ex-prigioni permettono di seguire la storia dell’evoluzione del regime fino al suo crollo nel 1979 e di vedere una serie di foto scattate dall’esercito vietnamita al suo arrivo che documentano la vita dei prigionieri (sconsigliate a chi ha uno stomaco debole).

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Successivamente, ho visitato Choeung Ek, the Killing Fields, a circa 15 km da Phnom Penh, in cui i prigionieri venivano giustiziati e gettati in fosse comuni. È uno dei luoghi più toccanti in cui sia mai stata. Grazie ad un progetto dell’università di Yale, oggi si ha la possibilità di camminare per queste campagne, dove regna il silenzio assoluto, e ascoltare testimonianze audio dei sopravvissuti. Ossa, denti, vestiti e capelli continuano a spuntare dalla terra.

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Oggi Phnom Penh, pur non dimenticando il passato, vive appieno e con entusiasmo il presente e basta fare un giro per i suoi templi e mercati per rendersene conto. Un must è prendere un drink al Foreign Correspondents’ Club, dove i corrispondenti esteri si incontravano durante la guerra, e fare una passeggiata godendo di un bel tramonto sul Mekong (anche se niente al mondo batte i tramonti sul Mekong di Vientiane).

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Un altro posto speciale in zona è il Phnom Tamao Wildlife Rescue Center, a circa un’ora dalla capitale. Questo centro per il recupero dal commercio illegale e la riabilitazione della fauna selvatica  merita una visita (e una donazione!). Il centro è gestito da una ONG che lotta contro il commercio illegale di animali. Purtroppo questo è un problema enorme e gravissimo nel sudest asiatico, che sta portando all’estinzione di numerose specie, le quali vengono spesso vendute per ottenere medicine tradizionali (sul cui effetto terapeutico non esiste ovviamente alcun riscontro scientifico). In questo centro si possono visitare, mai in maniera troppo invasiva, tigri, elefanti, scimmie, ecc. salvati da questo commercio illegale e da morte certa. I veterinari del posto si prendono enorme cura di questi animali, che spesso arrivano al centro in fin di vita, e vale davvero la pena farci un salto (anche per fare qualche coccola alle scimmie, le più socievoli del centro).

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Dopo qualche giorno a Phnom Penh, sono salita su un pulmino microscopico con un milione di locali sorridenti (una signora mi ha anche fatto la treccia ai capelli) alla volta di Kratie, il paesino a nord della Cambogia, sul Mekong, da cui si possono vedere i delfini Irrawaddy.

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I delfini di fiume sono animali stupendi! Ero riuscita già a vederne alcuni esemplari simili nella foresta amazzonica peruviana, anche se lì sono di colore rosa, ma a Kratie si è letteralmente circondati! Non mi sarei mai aspettata di vederne così tanti; davvero una bella esperienza! (Sono estremamente difficili da fotografare).

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Nei giorni successivi (e dopo altre dieci ore di minibus in cui ero su un sedile con altre due persone) sono arrivata nella provincia di Ratanakiri, al confine col Vietnam. Questa regione è famosa per le sue terre rosse, le sue bellissime foreste e i suoi popoli tribali unici al mondo.

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Ratanakiri è una zona in cui vale assolutamente la pena andare. Non ci sono quasi turisti e le strutture ricettive sono ancora autentiche. La cosa forse più interessante sono i cimiteri tribali dei vari popoli che abitano la regione: luoghi mistici, lontani da ogni forma di civiltà, a cui spesso si accede solo tramite piccole barche sul fiume.

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Da Ratanakiri, mi sono diretta a Stung Treng che è stata la mia ultima tappa cambogiana, per poi prendere l’ennesimo minibus e arrivare al confine Lao, dove ancora una volta mi sono sentita accolta e benvenuta: al controllo passaporti ho mostrato la mia carta residente e mi sono sentita rispondere “Sabaidee, welcome home!”
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8 thoughts on “I miei dispacci dalla Cambogia

  1. Ho letto anche io il libro di Terzani, ma dopo essere tornato dalla Cambogia. Un viaggio in solitaria indimenticabile, un mese tra Cambogia, Laos e Vietnam … Anni dopo sono tornato nel sudest asiatico: Myanmar e Thailandia e pure lì, amore a prima vista … Quell’angolo di mondo che va dall’India alla Malaysia è il mio preferito (e devo ancora vederla la Malaysia …)

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    1. Ciao Marco, Alessandra. Io sono stata in Thailandia e me ne sono innamorata. Vorrei visitare un altro paese del Sud est asiatico ma non saprei cosa scegliere visto che ognuno ha il suo fascino . Voi cosa mi consigliate? Avrei a disposizione un paio di settimane circa. Grazie in anticipo 🙂 Jessica

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  2. Pingback: Viaggio 922
  3. Ciao Alessandra 🙂
    Pensavo a qualcosa che racchiuda tutto ciò: templi, città e natura!
    Magari se potessi darmi consigli sull’itinerario o agenzie locali o qualsiasi altro consiglio utile per organizzare un viaggio in Cambogia, magari sulla base della tua esperienza 🙂
    Grazie di cuore
    Jessica

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    1. Ciao Jessica! Nel post è ben descritto! Comunque ho fatto: Siem Reap e Angkor Wat, Battambang (in barca), Phnom Penh (minibus), Kratie (minibus) e Banlung (sempre in minibus) per poi attraversare il confine con il Laos 🙂 non sono riuscita a vedere la costa ovest e pare che il mare sia bellissimo!!

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