Fingere un raffreddore a casa di Amina Tyler: una storia vera

 

AMINA-LIBERA

Circa un mese fa sono andata a Tunisi a trovare delle amiche. Un giorno, passeggiando per Sidi Bou Said, la cittadina degli artisti dove case e palazzi blu si affacciano su una costa mozzafiato, ho fatto l’incontro più strano di quei giorni tunisini.

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Sidi Bou Said

Mentre camminavo con le mie amiche per le viuzze turchesi, notiamo una ragazza decisamente fuori dal comune (era vestita in un modo un po’ appariscente… Tunisi è sì una città aperta, moltissime donne non hanno il velo, ma lei comunque spiccava tra la folla). Iniziamo a fissarla, e ci rendiamo conto che è Amina Sboui, in arte Amina Tyler, la ragazza tunisina che posò a seno nudo con una scritta in arabo “il mio corpo mi appartiene e non è l’onore di nessuno“. Nel 2013 fu imprigionata e il suo arresto scatenò proteste in tutto il mondo. Quando poi fu rilasciata, tra la vergogna della famiglia e le minacce degli integralisti islamici, decise di partire per l’Europa. Oggi è di nuovo in Tunisia e la settimana scorsa la BBC l’ha inserita tra le 100 donne più influenti al mondo.

Io e le mie amiche continuavamo a fissarla, finché ad un certo punto si avvicina a noi un suo amico, dicendo: “Scusate, avrei bisogno di un favore” e guardandomi, mi chiede se posso posare per una foto per il giornale della “sua amica”. Noi rimaniamo perplesse e, tra una risata imbarazzata e l’altra, io acconsento e ci incamminiamo alla volta della casa di Amina. Insomma, morale della favola, avevano bisogno di una foto di una ragazza che si fingesse raffreddata per un articolo sulla medicina alternativa per la rivista femminista che Amina sta lanciando in Tunisia, di nome Farida, il cui primo numero uscirà a gennaio. Una volta finite le foto, con tanto di trucco per farmi sembrare davvero raffreddata (non che ce ne fosse bisogno, la parte della malaticcia mi esce sempre particolarmente bene), Amina mi ha regalato il suo libro, in italiano, per ringraziarmi. Il giorno dopo sono ripartita per la Francia, pensando ancora una volta che la vita, soprattutto quando si viaggia, può essere davvero assurda.
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In questi giorni ho pensato molto alla Tunisia, specialmente dopo l’attentato di qualche giorno fa contro un pullman della guardia presidenziale, in cui sono morte 13 persone. Questo terribile atto di inciviltà si aggiunge a due eventi altrettanto tragici: l’attentato al museo nazionale del Bardo del 18 marzo, in cui sono morte 24 persone, e a quello del 26 giugno a Sousse, in cui hanno perso la vita 37 vittime. Eventi che si inseriscono in un clima costante di tensione e minacce.

Povera Tunisi! Una città così allegra e colorata, dalla gente sorridente e amichevole… e non c’è più nemmeno un turista. Mentre le mie amiche erano in ufficio, ho approfittato per visitare la Medina (la città vecchia di Tunisi) e, in quella che un tempo era una zona affollata dai turisti, io ero praticamente l’unica straniera a spasso per i mercati (per chi non ci fosse ancora stato, la Medina di Tunisi è davvero incantevole e merita sicuramente una visita per acquistare qualche bel tessuto o pezzo di artigianato locale).

Il terrorismo è riuscito davvero a colpire la Tunisia, cuore della primavera araba e casa di tanti giovani che hanno una gran voglia di vivere e di far valere i propri diritti. Come riportano Telegraph e BBC, quest’anno la Tunisia ha visto un milione in meno di turisti rispetto all’anno scorso. Queste erano le cifre poco prima della mia partenza e dei recenti sconvolgimenti, che non faranno che peggiorare le cose. La Tunisia vive largamente di turismo (è la terza fonte di reddito del paese) e dall’attentato al Bardo di marzo è entrata in una crisi economica che è solo destinata a peggiorare. C’è una grande tristezza in tutti quei negozietti della città vecchia, che un tempo pullulavano di turisti e che oggi sono vuoti. Nemmeno l’arte di contrattare, tipica della Tunisia -che in fondo è un gioco e un pretesto per farsi una bella chiacchierata- è più la stessa… c’è un’atmosfera di vero sconforto.

Durante quei giorni, ho anche avuto modo di partecipare alla festa per il settantesimo anniversario delle Nazioni Unite, che si è tenuta proprio al museo nazionale del Bardo. Ovviamente i controlli e l’allerta erano al massimo livello per la presenza di molti stranieri e politici tunisini (tra cui il Presidente). Temo che la situazione, purtroppo, non farà che deteriorarsi nei prossimi mesi e posso solo vivere nella speranza che questa piaga mondiale finisca e questi criminali psicopatici si calmino e lascino al mondo un po’ di respiro. Siamo un’umanità forte e so che basta un po’ di calma per farci tornare a vivere. Il terrorismo non ci distruggerà. La Francia sta rispondendo al terrore con un aumento di concerti ed eventi pubblici. C’è un hastag molto popolare in questi giorni che è “Je suis en terrace”, in cui ci si tagga in luoghi pubblici, durante un aperitivo o un caffè, sorridendo e senza paura. Questo è il modo di reagire!

Spero davvero che in Tunisia ci sia un periodo di calma che convinca i turisti a tornare sulle sue spiagge e visitare tutta la sua storia, e che riporti a sorridere quel simpatico vecchietto che mi ha venduto un copridivano stupendo, nel suo negozio vuoto.

Di certo io tornerò a Tunisi molto presto. C’è un giornale in edicola che mi aspetta.

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A casa di Amina

 

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L’invito per la festa dei 70 anni dell’ONU

 

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