Orgoglio e timbri, riflessioni sul Kosovo

DSC_0230
Nella bellissima città di Prizren

Prima di quest’estate, in cui ho passato due bellissime settimane all’università nel piccolo paese balcanico più giovane d’Europa, molto probabilmente avrei ignorato questa notizia e sarebbe stato un peccato. Il Kosovo merita tutta la nostra attenzione. I Balcani sono i nostri parenti più vicini, abbiamo condiviso pezzi fondamentali di storia e spesso invece li sentiamo lontani ed estranei.Il Kosovo non attira investimenti esteri per mancanza di risorse. E’ uno dei paesi più poveri d’Europa, che per il momento vive di aiuti internazionali. Eppure è un luogo estremamente forte. I giovani hanno una carica immensa e una gran voglia di vivere. Voglia che tutti riconoscano che questo paesino, piccolo e innocuo, è semplicemente la loro casa (non entro nel merito della questione del riconoscimento, su cui il mio paese ha già espresso la sua opinione).

La guerra in Kosovo è così recente che ancora si possono vedere edifici crivellati di colpi in varie parti del paese. Il numero dei morti e degli scomparsi non è ancora definitivo, ma secondo il Tribunale penale internazionale per l’ex-Jugoslavia, la cifra si aggirerebbe attorno agli 11.000 albanesi e 2.000 serbi.

DSC_0124DSC_0123

DSC_0126
Alcuni dei “desaparecidos” della guerra in Kosovo (si stima siano circa 1700)

Per non parlare della tensione che ancora si taglia col coltello in varie aree, soprattutto a maggioranza serba. Un giorno sono stata a Mitrovica, nel nord del paese. La città, che è stata teatro di scontri anche recentemente, è letteralmente divisa a metà. C’è una parte serba e una albanese e le forze KFOR della NATO (tra cui carabinieri italiani) sono ancora sul territorio per controllare la situazione ed evitare che ci sia di nuovo un’escalation di violenza.

DSC_0153

Il dialogo con la Serbia è in una fase molto delicata. La gente comune, sia da un lato che dall’altro, sembra del tutto estranea alle manovre governative, a questo conflitto senza armi che oggi continua a complicare la vita di chi vive o visita la zona. La situazione per certi aspetti è tragicomica, soprattutto per quanto riguarda visti e timbri. Se si arriva in Kosovo in aereo, non si può andare in Serbia. Se si arriva dalla Serbia in Kosovo, ma poi si vuole andare in Macedonia o Albania, poi non si può rientrare in Kosovo, e nemmeno in Serbia. Se si è arrivati direttamente a Pristina in aereo e dopo il Kosovo si vuole andare in Serbia (ovviamente utilizzando un altro paese da tramite), bisogna nascondere che si è stati in Kosovo. Insomma, il timbro “Republic of Kosovo” sul passaporto crea ancora problemi nella zona e mentre pianificavo il viaggio, una volta finito il corso all’università, mi tornavano in mente scene de “la sposa siriana” di Eran Riklis.

Sono arrivata direttamente all’aeroporto di Pristina e la signorotta che mi ha accolto con mille sorrisi (i kosovari adorano gli stranieri) ci è rimasta un po’ male quando le ho detto che avrei preferito avere il timbro su un foglietto separato, così poi, dopo essere passata per Albania, Montenegro e Bosnia non avrei avuto problemi all’ingresso in Serbia. I suoi occhi sembravano dirmi “ma come? Non lo vuoi il timbro sul passaporto, per ricordo, che dice Republic of Kosovo?”. Mi ha fatto tenerezza. Ad ogni modo, mi ha sorriso e mi ha timbrato un foglietto separato, mi ha consigliato assolutamente di non perderlo, perché poi al confine albanese l’avrebbero ritirato. Non saprà mai che quando, due settimane dopo, ho preso il minibus da Pristina a Tirana (insieme ad un gruppo di anziani gitani canterini, tra cui una florida signora tutta dorata che voleva sposassi suo figlio, e ad una ragazza albanese speciale, che mi ha fatto da traduttrice e che due giorni dopo mi ha portato a Scutari per la migliore mangiata di pesce della stagione… ma questa è un’altra storia), al confine l’autista ha urlato da lontano al poliziotto albanese “tranquillo, sono tutti locali!” e nessuno mi ha controllato il passaporto, né a me, né agli altri sul minibus. Quindi, il foglietto con scritto Republic of Kosovo lo conservo ancora con me, nel passaporto.

DSC_0234
Nella bellissima città di Prizren
DSC_0134
Mitrovica
DSC_0148
“Kosovo è Serbia”, Mitrovica
DSC_0154
Mitrovica
IMG_2148
All’università

DSC_0149    DSC_0210DSC_0168 DSC_0174 DSC_0180 DSC_0183 DSC_0206

4 risposte a "Orgoglio e timbri, riflessioni sul Kosovo"

  1. Ciao Alessandra! Ho scoperto da poco il tuo blog, ti seguo volentieri! Mi piacerebbe che raccontassi qualcosa in più sulla tua esperienza in Albania, il paese in cui sono nata.
    Un saluto, Flavia

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...